mercoledì 28 dicembre 2016

Possono ingannare tutti, ma non il contadino

Per caso abbiamo conosciuto un agricoltore – Giovanni Cicciarella – che, da anni, osserva i mutamenti climatici che, a suo avviso, hanno finito con l’interferire con i ritmi biologici di piante, animali e forse anche dell’uomo. Racconta degli interessi delle multinazionali per l’area Iblea


Sarebbe facile definirlo ‘complottista’. Solo che alcune delle cose che racconta – con gli interessi che ci stanno dietro – sono da tempo visibili. Come il Muos di Niscemi. Come i droni. Come i fatti di Canneto di Caronia. Come le auto bloccate nella galleria di Tremonzelli… E come i tentativi, ripetuti, di ‘cementificare’ il territorio siciliano Che sta succedendo nell’altipiano Ibleo, nelle aree agricole che si distendono tra Ragusa e Modica, tra ulivi, carrubi, mandorli, muretti a secco e animali al pascolo? Ce lo chiediamo da qualche tempo, soprattutto da quando le voci raccolte qua e là raccontano di grandi ‘appetiti’ speculativi che poco o nulla avrebbero a che fare con l’agricoltura. E ce lo siamo chiesti, qualche giorno fa, quando, trovandoci a Santa Caterina Villermosa, per seguire un convegno organizzato dal Movimento Siciliani Liberi, abbiamo ascoltato, con molto interesse, l’intervento di un agricoltore: Giovanni Cicciarella

venerdì 15 luglio 2016

L’innovazione tradizionale: i casi del Buddha e di Gesù

Uno sguardo a due grandi iniziati che hanno cambiato il mondo. Il Buddha e Gesù, emblema di due orizzonti culturali differenti, si sono entrambi confrontati con forza con l’istituto della tradizione. In questo articolo sono esaminate le strategie mediante cui Buddha e Gesù, adottando due atteggiamenti diversi nei confronti della tradizione, hanno introdotto in esso forti elementi di novità. Il Buddha scardinò la tradizione sostituendola di fatto con un messaggio innovativo, Gesù accettò la tradizione ma al contempo la piegò alle novità del proprio insegnamento. 


A fronte di troppo superficiali parallelismi, suscitati spesse volte da letture distratte, causa per lo più di grossolane, sterili e fors’anche gravi fraintendimenti, qui, a partire dalla tematizzazione di un medesimo problema (la tensione tra tradizione ed innovazione nei due contesti, buddhista e cristiano delle origini), s’intende porre in luce le fondamentali ed essenziali divergenze tra le due grandi figure spirituali che la storia ci ha consegnato, segnatamente per ciò che riguarda il loro rapporto con il sapere (ed il potere!) costituito. 

1. Un punto di partenza: sulla scia di un ossimoro concettuale 
Suppongo che il mio gentile lettore, soffermandosi sul titolo che ho scelto per questo breve contributo, si senta sconcertato da almeno due aspetti. Anzitutto, immagino che l’espressione “innovazione tradizionale” susciti l’interrogazione sul senso di ciò che appare come una contraddizione. Generalmente, infatti, il termine “innovazione” rinvia ad un orizzonte di significato che si contrappone a, o che propone una rottura da, “tradizione”. Subito, quindi, emerge prepotentemente la domanda: può una tradizione includere l’innovazione senza che ciò comporti una perdita o uno snaturamento del portato tradizionale stesso? Oppure, se osserviamo la questione dalla prospettiva opposta: può l’innovazione inserirsi davvero coerentemente entro la tradizione, senza tuttavia doversi uniformare agli assunti dettati dalla tradizione, la qual cosa di per sè implicherebbe un totale difetto di novità? 

sabato 4 giugno 2016

“11.22.63” la mini serie sull’omicidio di JFK

Cosa succederebbe se potessimo tornare indietro nel tempo e cambiare un evento storico che potrebbe influenzare il nostro presente radicalmente? A questa domanda nessuno potrebbe mai dare una risposta … o forse si?! 


Quante volte abbiamo ascoltato i nostri amici o conoscenti dire che se fosse possibile viaggiare nel tempo la prima cosa che farebbero sarebbe di uccidere Adolf Hitler e salvare milioni di persone? Suppongo moltissime volte. Scommetto che anche voi abbiate avuto lo stesso pensiero. Eppure, c’è qualcun altro che ha spostato l’attenzione su un altro evento storico che ha segnato profondamente la storia moderna e contemporanea. Stiamo parlando dell’omicidio del Presidente Kennedy, o come molti lo chiamano JFK. Ma chi sono questi “visionari del tempo”? E’ presto detto. Esistono molte teorie che cercano una risposta a cosa sarebbe successo nel mondo se Kennedy non fosse stato ucciso l’11 Novembre del 1963. Che influenza avrebbe avuto sugli Stati Uniti, sull’Europa e sull’Italia? Molti storici hanno cercato e cercano risposte teorizzando realtà alternative, basandosi anche sul conosciuto “Effetto Farfalla”. Alcune teorie ipotizzano che non sarebbe cambiato poi molto nella politica interna, forse non ci sarebbe stata l’integrazione dei neri negli Stati del Sud, cosa che si è avuta maggiormente con il fratello Robert, all'epoca Ministro della Giustizia. In politica estera si pensa che, nel suo secondo mandato, Kennedy avrebbe offerto il suo appoggio all’Unione Europea, cercando la cooperazione, cercando di rendere gli USA un perno economico, politico e culturale, più che militare (teoria sostenuta dal Prof. Massimo Teodori). Altri pensano ad indicibili e apocalittiche conseguenze mondiali. Altri ancora pensano ad un totale fallimento della sua politica, che avrebbe portato gli Stati Uniti ad un crollo talmente grave da far sprofondare l’economia americana fino a devastarlo drasticamente. 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...