mercoledì 15 agosto 2018

Genova, ponte Morandi. Lo sciacallaggio del PD nei confronti del M5S (di Giuseppe PALMA)

In queste ore esponenti del Partito democratico mostrano in TV e sui social un documento, datato 8 aprile 2013, in cui il M5S si sarebbe opposto alla costruzione di una gronda che avrebbe messo in sicurezza ponte Morandi a Genova. 


Attenzione, è vile strumentalizzazione politica! 
Il Comune di Genova è stato amministrato ininterrottamente dal 1948 al 2017 prima dal PCI e poi da PDS, DS e PD. Idem Regione Liguria, con poche eccezioni per qualche breve periodo. Il M5S è all'opposizione sia in Comune che in Regione. È invece al governo del Paese da appena 75 giorni (dal 1° giugno 2018, in alleanza con la Lega). Le responsabilità per quanto accaduto ieri a Genova, oltre ad essere riconducibili all'austerità impostaci dai vincoli europei e dai governi nostrani degli ultimi sei anni e mezzo, sono quindi del PD. Vediamo il perché. 


Le interrogazioni parlamentari sul cedimento dei giunti di ponte Morandi risalgono al 2015 e al 2016, quando al governo del Paese c’erano Matteo Renzi e il suo Partito democratico, che non hanno mosso un dito, cioè non hanno fatto assolutamente nulla per evitare il disastro. 
All’epoca Renzi&Co. erano forse impegnati nell'approvare in Europa la direttiva sul bail-in per salvare le banche e fregare i risparmiatori. 
Le opposizioni criticano e si oppongono, è il loro compito, ma poi le decisioni e le responsabilità spettano a chi governa. E a governare nel 2015 e nel 2016 – quando il senatore Rossi presentò le due interrogazioni parlamentari sopra richiamate – erano Renzi e il Pd. Da questo dato non si scappa. 

Il resto è sciacallaggio puro da parte del Partito democratico. 


Questo un tweet dell’Onorevole del PD Alessia Morani col quale la parlamentare espone alla gogna mediatica il documento M5S del 2013, senza esporre tuttavia le interrogazioni parlamentari sopra citate quando al governo del Paese c’erano Renzi e il suo Pd. Vergogna! 

P.S. Non sono iscritto né ho votato il M5S, ma l’onestà intellettuale di dire la verità viene prima di qualsiasi logica di appartenenza politica.

Fonte: 
https://scenarieconomici.it/genova-ponte-morandi-lo-sciacallaggio-del-pd-nei-confronti-del-m5s-di-giuseppe-palma/

mercoledì 28 dicembre 2016

Possono ingannare tutti, ma non il contadino

Per caso abbiamo conosciuto un agricoltore – Giovanni Cicciarella – che, da anni, osserva i mutamenti climatici che, a suo avviso, hanno finito con l’interferire con i ritmi biologici di piante, animali e forse anche dell’uomo. Racconta degli interessi delle multinazionali per l’area Iblea


Sarebbe facile definirlo ‘complottista’. Solo che alcune delle cose che racconta – con gli interessi che ci stanno dietro – sono da tempo visibili. Come il Muos di Niscemi. Come i droni. Come i fatti di Canneto di Caronia. Come le auto bloccate nella galleria di Tremonzelli… E come i tentativi, ripetuti, di ‘cementificare’ il territorio siciliano Che sta succedendo nell’altipiano Ibleo, nelle aree agricole che si distendono tra Ragusa e Modica, tra ulivi, carrubi, mandorli, muretti a secco e animali al pascolo? Ce lo chiediamo da qualche tempo, soprattutto da quando le voci raccolte qua e là raccontano di grandi ‘appetiti’ speculativi che poco o nulla avrebbero a che fare con l’agricoltura. E ce lo siamo chiesti, qualche giorno fa, quando, trovandoci a Santa Caterina Villermosa, per seguire un convegno organizzato dal Movimento Siciliani Liberi, abbiamo ascoltato, con molto interesse, l’intervento di un agricoltore: Giovanni Cicciarella

venerdì 15 luglio 2016

L’innovazione tradizionale: i casi del Buddha e di Gesù

Uno sguardo a due grandi iniziati che hanno cambiato il mondo. Il Buddha e Gesù, emblema di due orizzonti culturali differenti, si sono entrambi confrontati con forza con l’istituto della tradizione. In questo articolo sono esaminate le strategie mediante cui Buddha e Gesù, adottando due atteggiamenti diversi nei confronti della tradizione, hanno introdotto in esso forti elementi di novità. Il Buddha scardinò la tradizione sostituendola di fatto con un messaggio innovativo, Gesù accettò la tradizione ma al contempo la piegò alle novità del proprio insegnamento. 


A fronte di troppo superficiali parallelismi, suscitati spesse volte da letture distratte, causa per lo più di grossolane, sterili e fors’anche gravi fraintendimenti, qui, a partire dalla tematizzazione di un medesimo problema (la tensione tra tradizione ed innovazione nei due contesti, buddhista e cristiano delle origini), s’intende porre in luce le fondamentali ed essenziali divergenze tra le due grandi figure spirituali che la storia ci ha consegnato, segnatamente per ciò che riguarda il loro rapporto con il sapere (ed il potere!) costituito. 

1. Un punto di partenza: sulla scia di un ossimoro concettuale 
Suppongo che il mio gentile lettore, soffermandosi sul titolo che ho scelto per questo breve contributo, si senta sconcertato da almeno due aspetti. Anzitutto, immagino che l’espressione “innovazione tradizionale” susciti l’interrogazione sul senso di ciò che appare come una contraddizione. Generalmente, infatti, il termine “innovazione” rinvia ad un orizzonte di significato che si contrappone a, o che propone una rottura da, “tradizione”. Subito, quindi, emerge prepotentemente la domanda: può una tradizione includere l’innovazione senza che ciò comporti una perdita o uno snaturamento del portato tradizionale stesso? Oppure, se osserviamo la questione dalla prospettiva opposta: può l’innovazione inserirsi davvero coerentemente entro la tradizione, senza tuttavia doversi uniformare agli assunti dettati dalla tradizione, la qual cosa di per sè implicherebbe un totale difetto di novità? 

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