martedì 22 giugno 2010

"Lost" saga epica e moderno poema mitologico

Immaginate che per sei anni, una volta alla settimana, Omero ci avesse raccontato in diretta un episodio dell’Iliade, o che puntata dopo puntata ci fossero apparsi in video i diciotto libri del Mahabharata. Ecco, una cosa come questa è accaduta davvero, per alcuni mesi di ognuno degli ultimi sei anni, in televisione.


Sì, proprio la tv, quella condannata da tanti – che non conoscono altro che i tristi canali generalisti - come fonte di tutti i mali. Lunedì 24 maggio 2010, alle sei del mattino, in diretta con gli Usa - dopo centoquattordici puntate ha chiuso le ali una vera saga epica ed è – non si discute neanche - l’opera narrativa più grandiosamente complessa mai creata dall’immaginazione umana.


Ci sta che Lost non vi abbia stregato, ci sta pure che vi possa aver infastidito. Ma credetemi quando vi dico che se ne parlerà per decenni, che sarà studiata proprio come un poema mitologico. (Chi in nome della cultura classica è pronto a gridare al sacrilegio farebbe bene a ricordarsi che alla loro apparizione tante grandi opere che oggi consideriamo classiche vennero maltrattate dai tradizionalisti dell’epoca).

Perché dentro Lost, sapientemente energeticamente frullate, ci sono la filosofia, l’azione adrenalinica, la spiritualità metafisica, i mondi paralleli della fantascienza, la letteratura delle grandi narrazioni epiche e quella pop, e un sacco di altre cose.
Dentro Lost ci sono le grandi questioni dell’esistenza umana, dalla possibilità di cambiare il proprio destino alla libertà di scelta con tutti i suoi slanci e i dubbi e le responsabilità e le conseguenze.
Dentro Lost c’è una coralità di personaggi, una molteplicità di storie umane, una rete di connessioni, che coincide perfettamente con la natura plurale e dinamica del mondo globale e che nessuna altra opera ha mai osato prima.
Ecco, se tutta questa complessità, questo vertiginoso flusso di misteri che generano altri misteri, ha calamitato decine di milioni di umani che in tutto il mondo non soltanto guardano ma interpretano, fanno congetture, si addentrano nella intricatissima trama delle ipotesi, forse questa non è la prova che la nostra mente – la mente non di pochi eletti ma di un’area abbondantissima di persone - è capace di gestire una molteplicità di elementi impensabile fino a poco tempo fa?

In questo senso un fenomeno come Lost – ripeto: un’opera di indicibile complessità che va in scena in tv e coinvolge la partecipazione in qualche modo attiva di milioni di umani - è davvero senza precedenti, sta davvero facendo la storia. Lost ci mostra che chi nel mondo contemporaneo vede solo omologazione e perdita di valori sta guardando nei posti sbagliati, Lost ci evidenzia che per essere intelligenti non c’è affatto bisogno di essere noiosi e che per essere energetici non c’è affatto bisogno di essere superficiali.



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