mercoledì 28 novembre 2012

Queste Oscure Materie: la trilogia

“Bè, dov’è Dio? - domandò la signora Coulter, - se è vivo? E perchè non parla più? All’inizio del mondo, Dio passeggiava nel giardino e parlava con Adamo ed Eva. Poi ha cominciato ad allontanarsi, e soltanto Mosè poteva sentirne la voce. In seguito, ai tempi di Daniele, era vecchio… era il Vegliardo.
Dov’è adesso? E’ ancora vivo, di età inconcepibile, incapace di pensare o di agire o di parlare e incapace di morire: una putrida carcassa? E se questa è la sua condizione, non sarebbe misericordioso, la prova più grande del nostro amore per Dio, scovarlo e fargli dono della morte?” 


Una trilogia merita di essere valutata nella sua interezza. Per questo motivo prima di recensire i libri che compongono la controversa serie “Queste oscure materie” mi sono immerso (con emozionato piacere) nella lettura di tutti e tre i volumi. E quanto vorrei che ne esistessero altrettanti!

E’ un’opera programmaticamente “contro” e sovversiva, corroborata da concetti e frasi che nel contesto di una letteratura etichettata come fantasy e destinata ai ragazzi suonano come bombe ad orologeria lanciate nel cumulo di ciarpame religioso con cui gli adulti indottrinano i loro figli, spesso in modo acritico e superstizioso.
La trilogia si pone come antitetica alla sviolinata cristiana, con venature antroposofiche, di C.S. Lewis, e persino alla dicotomia assolutistica di Tolkien (d’altronde sia Lewis sia Tolkien erano membri del gruppo Inklings).
Si propone come critica dura e beffarda ai fondamenti stessi della teologia (l’esistenza di un dio creatore o dell’aldilà).
Elogia la scienza (pur evidenziandone estremismi e pericoli), ma soprattutto la libertà di pensiero ed il libero arbitrio, annullando il concetto di provvidenza (la protagonista, Lyra, secondo la profezia delle streghe, metterà fine al destino. Ed infatti sconfiggerà la morte stessa).
Cita e riprende il Lucifero de “Il paradiso perduto” di Milton per resuscitare quell’antieroe, e la sua filosofia esistenziale, rendendolo il vero protagonista-ombra di questi romanzi.

Una nuova tentazione, e due novelli Adamo ed Eva, senza che si verifichi di nuovo la perdizione umana, ma semmai il suo riscatto contro un dio ingannatore ed impostore che ha creato un sistema di potere fasullo e basato su menzogne ripetute da secoli.

In superficie si tratta di vera e proprio letteratura fantasy per ragazzi, la cui peculiarità è la creazione di infiniti mondi possibili e di infinite possibilità evolutive per la specie (con un florilegio di razze che spaziano dagli orsi corazzati, ai gallivespiani, ai mulefa, agli angeli o alle creature divora-daimon), e protagonisti ne sono due bambini, ma lo stratagemma adottato è quello di infiltrarsi attraverso questi elementi in un ambito educativo, quello infantile, in cui di norma non c’è posto per la critica, ma solo per l’educazione imposta.

Pullman, d’altronde, ha sempre dichiarato che nutre molta fiducia nell’intelligenza dei bambini, il cui daimon (anima e mente) non è ancora rigido come quello degli adulti, cristallizzato in una forma definitiva. Tutte queste caratteristiche di contorno non privano gli adulti di godersi ben altre sfumature e sensazioni e di terrorizzarsi al pensiero delle blasfemie lette dai propri figli.
Lo scrittore eccede talvolta nell’essere criptico, talora la sua narrazione rasenta quasi l’ellissi, non indugia nell’epica (sebbene non manchino battaglie campali) o nel sentimentalismo, anche se con poche frasi dipinge piu’ di una volta scene laceranti e crudeli (l’abbandono di Pantalaimon da parte di Lyra nel mondo dei morti).

Suonerà strano, ma mentre si legge questa trilogia la si interpreta come un’enorme commedia satirica, in cui i personaggi dei grandi libri “sacri” (religiosi e testi fantasy intoccabili per i fans) vengo esibiti in scena e dileggiati con gusto. Quella di Pullman è provocazione raffinata, colta; un misto di humour inglese, saccenza oxfordiana e sana antireligiosità che fusi insieme generano una miscela sorprendente.
La storia avvince, il ritmo con cui si accavallano gli eventi è spesso da togliere il respiro, ed ogni capitolo apre la finestra su un nuovo mondo ed altre idee, la cui fonte sembra inesauribile. I protagonisti finalmente non sono cavalieri tutti di un pezzo, ma una bambina ribelle e scorbutica ed un ragazzino cresciuto troppo in fretta e con una grande sofferenza interiore, ma dotato di coraggio e dignità.
Ogni personaggio ha un lato debole e non costituisce un luminoso esempio di irreprensibilità. Tutti compiono azioni discutibili e mentono senza remore.
I prelati del Magisterium sono ignobili, torturatori ed assassini; nonchè ignoranti, nel loro bigottismo e nella loro caccia all’eretico, persino della vera natura della loro osannata Autorità.
Miss Coulter è un’adultera e madre rinnegata, diventata una sadica schiava del Magisterium (anche se troverà, per amore di Lyra, un momento fondamentale di redenzione).
Lord Asriel, pur di distruggere Dio, uccide un bambino.
Balthamos e Baruch sono una coppia di angeli omosessuali innamoratissimi, quanto vigliacchi e pusillanimi (capite: una coppia di fatto gay in un libro per bambini! Ed il loro amore senza confini è descritto in modo struggente, come una condizione da invidiare ed ammirare).
Mary Malone, incarnazione al femminile del Tentatore, una sorta di nuovo Prometeo, ma anche simbolo di quella carnalità che la Chiesa vuole negare agli uomini strenuamente, è una suora che ha lasciato l’ordine una volta scoperte le gioie dell’amore e del sesso.

E che cosa aggiungere sui fantocci per eccellenza di questo romanzo, cioè Dio e il suo reggente, Metatron?

Dio, generato dalla misteriosa polvere che tutto avvolge e tutto rende cosciente, ha ingannato chiunque sia stato generato dopo di lui, millantando di esserne il creatore. Si è inventato la religione per sottomettere, essere venerato, ma i sogni di grandezza si infrangono contro la caducità della materia: invecchiato ed avvizzito, incapace di intendere e volere, protetto nei suoi spostamenti da una teca di cristallo, svanirà nel tutto, come carta bruciata che si sbriciola al vento.
Metatron, il suo reggente, non è altro che un fanatico narciso (un ex-umano!) che rimpiange ed invidia la carne degli umani, e per questo li odia e per questo vuole che la rinneghino, tramite la repressione, usando come sua prelatura personale il Magisterium.

QOM è un’avventura che non vorreste che finisse mai, tante sono le possiblità narrative che apre. E’ una critica alla religione (al cristianesimo in particolare, definito come pericoloso e persuasivo), nell’ambito di un genere dove la morale è prefabbricata e non ci si pone l’obiettivo di destrutturare qualcosa che appartenga al mondo reale.
Il fantasy per lo piu’ crea altri mondi, ma non interferisce, metaforizzandolo, il nostro; al massimo lo idealizza e semplifica! Pullman procede invece in direzione opposta, costruendo mondi paralleli al nostro per gettare uno sguardo polemico sulla realtà; un’attitudine piu’ affine ai romanzi di fantascienza.

Tuttavia sarebbe riduttivo relegare QOM a mero testo antireligioso, perchè il significato va ben oltre. Prende di petto il tema della libertà (di pensiero, di scienza, di piena gestione del proprio corpo) e difende quest’ultima a spada tratta contro tutti i suoi possibili nemici, e così facendo, ovviamente si scontra col nemico piu’ grande: la fede. Se qualcuno potrebbe maliziosamente accusare l’autore di proporre teorie vicine al panteismo spinoziano, di fatto cio’ che preme a Pullman è destituire dall’altare un’autorità fedifraga per restituire a tutti gli uomini un senso di comunione e riappacificazione con se stessi e con l’aldiqua che tutt’oggi echeggia come demoniaca eresia tra le oscure pareti dei palazzi religiosi.

A volte si volge troppo lo sguardo al cielo ed ai suoi presunti abitanti, dimenticandosi che così ci neghiamo la libertà e quella speciale magia che ci potrebbe regalare cio’ che ci sta di fronte.
O chi, con amore, si è messo al nostro fianco.

visita il sito ufficiale: www.questeoscurematerie.it


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