venerdì 2 luglio 2010

Avvistamenti UFO, guardare in alto per guardare altrove?

L’oggetto volante non identificato può sembrare un mistero recente, da quando quel giorno di luglio del 1947 a Roswell, Nuovo Messico, Usa, qualcosa si sarebbe schiantato al suolo. Quel qualcosa, secondo foto, video e documenti mai ufficializzati, sarebbe la testimonianza che altrove esiste qualcuno come noi, qualcuno che ha la tecnologia per viaggiare da molto molto lontano.


Eppure, tutti i fenomeni legati agli oggetti volanti non identificati precedono di gran lunga da quella data.
Come si spiega quell’oggetto in alto a destra alle spalle della Vergine Maria nella “Natività” di Filippino Lippi (1450-1475 circa)? Cosa rappresentano davvero i disegni di Nazca, colossali figure scavate sull’altopiano peruviano in era remota e visibili solo dall’alto?
Gli esempi potrebbero continuare, noti e meno noti (secondo Colin e Damon Wilson per esempio si hanno documentazioni di ipotetici crop circles già nel Quattrocento), tuttavia il nucleo della questione in questa sede non ci sembra questa.

Partiamo invece da Carl Gustav Jung, il celebre psichiatra e psicanalista svizzero (1875-1961) prima seguace di Frued e poi invece detentore di una propria linea teorica indipendente.
Jung comincia immediatamente a interessarsi al fenomeno, in quegli anni Quaranta di cui si parlava sopra. Le teorie di Jung, che nel nel 1958 pubblicò un saggio dal titolo “Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo“, associavano l’oggetto volante non identificato ad una sorta di “archetipo” collettivo: in pratica, i conflitti che caratterizzano la nostra società (politici, religiosi, sociali ma anche scientifici) colpiscono duramente l’Io collettivo al punto da generare una sorta di visioni di massa oggettivate dal nostro inconscio.
E’ possibile continuare a sostenere questa teoria nell’epoca della riproducibilità del reale (e della sua falsificazione)?

Credere agli UFO non significa credere agli alieni. Un oggetto volante non identificato può essere anche un drone sperimentale, la classica sonda aerostatica o quant’altro di molto meno extraterrestre di quanto si possa pensare. Dall’altro lato, cosa giustifica la mole di documenti archiviati da tutti i governi del mondo, alcuni dei quali, come Canada e Gran Breatagna, hanno pensato di renderli pubblici anche con una certa urgenza?
Sembra che ancora oggi tra l’affermare che esistano forme di vita intelligente oltre il nostro sistema solare – cosa statisticamente fin troppo probabile – e il sostenere, come fanno i Raeliani, che gli Elohim ci abbiano generato via ingegneria genetica, concretamente non ci sia differenza più di tanto.

Ancora oggi i video sono sfocati, le foto imprecise e i falsi non si contano. Seguendo Marcel Grioule, se crediamo che i Dogon, popolo maliano, conoscevano l’esistenza di una stella gemella di Sirio – cinquant’anni prima che la moderna astronomia lo scoprisse – in virtù del “dio d’acqua” Nummo, allora per quale motivo questi visitatori non cercano un contatto con i nostri governi o meglio ancora direttamente con noi, con la gente comune, magari impartendoci qualche lezione di umanità?
Possedere da millenni una tecnologia per viaggi intergalattici può mai escludere un approccio al dialogo o all’invasione diretta?
O ancora secondo David Icke, è dunque vero che i Rettiliani sono tra noi, questa specie proveniente da Alpha Draconis e che pian piano si sta impossessando del potere globale?

Già porsi tutte queste domande forse dà in parte ragione a Jung – solo in parte naturalmente.
Programmi come “Voyager” o “Mistero” stanno raccogliendo quanto più materiale possibile sull’argomento, mietendo ascolti e invogliando repliche. In Italia, ultimamente una messe di avvistamenti si stanno avendo in Campania, nelle zone di Napoli, Pozzuoli, Alvignanello, Crispano, Acerra, Grumo Nevano, Recale, Montesarchio e Benevento.
Ancora una volta a una visione collettiva corrisponde un documento che “non identifica” l’oggetto ma che con altrettanta chiarezza non può dirci che si tratti di un oggetto alieno. Certo, dai video ripresi nel beneventano, per fare un esempio, si può notare che i “velivoli” luminescenti in questione siano formati di due particolare emisferi di colore diverso e roteanti. E anche la mancanza di rumore, la collocazione sui 5000 metri circa e il movimento singolare non trova riscontro per ora in nessun oggetto conosciuto.

Ma può bastare questo, come tanti altri avvistamenti, ad “avvicinare” gli alieni a noi? O forse è davvero il caso di ripensare a Jung, alla necessità di credere in qualcosa in maniera così forte da crederlo? Ci spinge la sete di conoscenza, in poche parole, o la voglia di evasione?
Le riflessioni che abbiamo proposte possono sembrare retoriche, e si possono trovare altre migliaia di video su YouTube che davvero lasciano a bocca aperta. Ma in questi periodi in cui l’ottimismo di facciata nasconde le ferite di chi giorno per giorno fatica ad andare avanti, forse volare con la fantasia è uno strumento escapista, per noi, o un pericoloso diversivo per distrarre la gente da quelli che sono problemi ben più gravi e scandalosamente trascurati da chi in realtà dovrebbe pensare a noi.
Che E.T. esista davvero o solo nella nostra fantasia – nessuna giustificazione invece per gli stratagemmi politici – vogliamo concludere citando Enrico Ruggeri, già conduttore di “Mistero” e anche lui appassionato di alieni, dandogli ragione quando canta che stiamo
“tutti a cercare lo stesso miracolo / vite difficili e il cielo lo sa“…

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