domenica 25 luglio 2010

Dorian Gray

Fa bene, il regista, a limitare le sue ambizioni e ad argomentare la sua pellicola tenendosi ad adeguata distanza dall’opera originale, evitando un imbarazzante contesto competitivo con la letteratura di Wilde.


La mostruosità del ritratto che si trasfigura nelle sembianze dell’anima malata di Dorian, è così affiancata dai rantoli che ne accompagnano la continua trasformazione, formando un effetto grottesco del dramma che è nucleo del romanzo. E’ evidente che questo aspetto, come altri che confluiscono nella pellicola, travisa il senso simbolico che respira al centro del capolavoro di Wilde.

Oggi la figura di Dorian Gray è lontana dai timori del contagio alla società di questo passaggio di millennio.
Il comportamento di un uomo che si abbandona alle nefandezze descritte nel romanzo e tradotte in immagini nel film, sono ben distinte dall’infido pericolo della secolarizzazione che ha preso il posto del peccato delle singole anime.
Non scandalizza l’uomo preda a gozzoviglie e lascivie sessuali o impulsi omicidi. Ma oggi, come ieri, l’oggetto che muove l’apatia interiore dell’uomo distratto è il gioco eterno con la propria moralità.

Invitato da Lord Henry Wotton a raccogliere ogni occasione di piacere che la vita offre, Dorian viene trascinato in un vortice di illusioni diaboliche che lo trascina nell’abisso dal quale egli è inizialmente volontario prigioniero, rapito dalla lusinga di un’eterna demoniaca giovinezza

“…con questo alcool inchiodo l’anima sull’altare di satana!”

Lord Wotton attira il giovane Gray in una trappola fatale nella quale entrambi resteranno invischiati e il giovane vivrà agitandosi in una esistenza assimilata ad una fiamma che brucia, restando viva ed accesa ad illuminare il nulla del torbido abisso dell’annientamento dell’anima, prigioniera di un corpo fittizio illusoriamente mantenuto giovane.

In molte sequenze successive, Dorian resterà ipnotizzato davanti al fuoco, simbolo della sua vita e del suo destino.

Nel film l’involuzione morale di Gray, il suo graduale processo di trasformazione e l’intima sofferenza di una lenta ed inesorabile metamorfosi in un degrado emotivo e malato, è espresso in un tempo che non lascia spazio allo spettatore di soffrire i suoi stessi patimenti e la sofisticata descrizione della profonda angoscia esistenziale del protagonista si risolve in una corsa affrettata di sequenze finali inadeguatamente incalzanti ed accelerate.

Nel romanzo l’interfaccia fra la realtà e l’apparenza è sublimata nell’aspetto di un’arte che si fa evidenza.
Il ritratto, celato in una soffitta che fu teatro delle sofferenze di Dorian bambino, da finzione diventa realtà che si evolve in funzione del decadimento etico di Dorian la cui figura da reale diviene finzione e visualizzazione fittizia della sua condizione esistenziale.

Anche l’incontro fra due anime, quella di Dorian e di Sybil, attrice di teatro, nel film è vanificato in poche sequenze dai contorni amorfi e sbiaditi, che non rendono l’idea degli aspetti conflittuali tra le visioni virtuali e reali che animano i due personaggi.

Alla fine l’annullamento e la morte interverranno per ricondurre allo stato di equilibrio il moto inquieto avviato fra verità, moralità e simulazione, portando la quiete e il naturale decorso degli eventi umani.

In ultimo, ci sono diverse critiche assolutamente esagerataee forse prevenute dal fatto che un film non possa essere bello se il libro è un capolavoro. Ritengo che questo film sia una piacevolissima sorpresa e consiglio a tutti di andarlo a vedere perché quando si va a vedere un film tratto da un libro non bisogna essere prevenuti altrimenti che si va a vederlo a fare?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...