domenica 11 luglio 2010

La Ragazza che saltava nel tempo

Da tempo non ci capitava di vedere un’opera cosi bella, equilibrata e grande dispensatrice d’emozioni e acute riflessioni. È un cartone universale, eppure inconfondibilmente giapponese per quel timore della fine dell’adolescenza tipico delle migliori produzioni animate del Sol Levante.


Lo consigliamo a tutti quelli che amano le opere impegnate - ma quest’anime si può paragonare a un film della Nouvelle Vague per la sua capacità di trattare temi gravi con passo leggero - e se l’etichetta di shojo vi allontana vi diciamo che "La Ragazza che saltava nel tempo" è uno shojo nella misura in cui Neon Genesis Evangelion è un robotico. A buon intenditore poche parole ...

"La Ragazza che saltava nel tempo"  (Toki o Kakeru Shojo) è uno degli anime più interessanti degli ultimi anni, e si possono annoverare numerosi elementi per consigliarne la visione. Prima fra tutte forse la ricchissima incetta di premi fatta al Tokyo International Anime Fair del 2007 dove, oltre ai molti e calorosi consensi, è riuscito a portare a casa i premi per: la miglior animazione dell'anno, la miglior regia, la miglior storia originale, la miglior sceneggiatura, la miglior direzione artistica e miglior character design.
Aggiungete un’eccellente realizzazione del comparto grafico con animazioni fluide e appaganti che presentano fondali curatissimi e dal fascino garantito cosi come un bel character design opera dal maestro della Gainax Yoshiyuki Sadamoto.
E infine condite il tutto con musiche di Bach, che, sebbene siano sfruttate alquanto malamente (il paragone con l’uso che ne è stato fatto in Kare Kano, tanto per rimanere nel campo degli anime “scolastici”, non ci può condurre a diverse considerazione), regalano comunque intensi momenti allo spettatore.
Di motivi per concedergli un’occasione ce ne sono già abbastanza, ora vi spieghiamo perché è un grande anime.

Time waits for no one
Makoto Kanno è una ragazza all’ultimo anno delle superiori, non intelligente ma neppure stupida, poco portata nei lavori manuali ma neppure del tutto imbranata, che se la cava grazie ad una buona dose di fortuna quotidiana. In una delle giornate più sfortunate della sua vita - un evento per un tipo fortunato come lei e che crede nella propria buona sorte - trova nel laboratorio di chimica uno strano oggetto a forma di noce.
In seguito, tornando a casa, si rompono i freni della sua bici proprio innanzi ad un passaggio ferroviario, lasciandola andare a tutta velocità contro il treno in corsa.
Senza capire bene come, l’istante prima di morire, si è però catapultata indietro nel tempo ed ha evitato il mortale incidente.

Da qui scoprirà di aver acquisito la capacità di viaggiare nel tempo e ne farà uso ed abuso cercando di gestire al meglio la sua vita ed evitare situazioni imbarazzanti o fastidiose. Frattanto la sua vita sentimentale continua a scorrere ottimamente: passa i pomeriggi a giocare con due bei ragazzi suoi amici, illudendosi che la situazione possa durare per sempre ovvero non essere intaccata dal sorgere di un Amore che travolga l’amicizia o essere violentemente sciolta dalla fine delle scuole superiori.
Quando uno dei due ragazzi le dichiara il suo amore lei, per non rompere l’idillio, torna indietro nel tempo e ne tenta di impedire la dichiarazione.
Ma non basta, il Destino è in questo cartone imperante anche con la possibilità di viaggiare nel tempo: qualunque cosa lei faccia quella perfetta situazione pare destinata a frantumarsi (e infatti è sempre sullo sfondo l’entrata all’università, praticamente inevitabile e che incombe come uno spettro sulla piccola felicità quotidiana). Come se non bastasse, ma è del tutto secondario, l’aver evitato alcuni eventi spiacevoli spesso non ha fatto altro che suscitarne altri egualmente spiacevoli se non anche peggiori.

Il Destino bussa alla porta
Come avete visto la trama ha una forte sfumatura fantascientifica - crescente nel finale dove si tenta di spiegare il tutto in termini “razionali“ quando si poteva lasciare benissimo il mistero - con tanto di personaggi dotati di superpoteri, il che potrebbe anche indurre alcuni, dalla poca arguzia e la mente ottenebrata da troppo cinema americano, a vedere nell’opera pure la vecchia morale “grandi poteri=grandi responsabilità” ma che, invece, come nella migliore tradizione giapponese dalla Gainax in giù, è solo un espediente per scavare nel profondo dei sentimenti umani, o meglio ancora adolescenziali.

E già la massima che compare spesso, invadendo un po’ dappertutto lavagne e televisori, indica molto su quale sia il tema dell’opera: Time waits for no one.

Parimenti anche il dipinto realizzato con la fine del mondo vicina, che i nostri protagonisti potranno ammirare verso metà film, non è altro che una metafora per indicare il bellissimo periodo che si trascorre con la fine dell’adolescenza vicina, l’immancabile entrata all’università (o peggio ancora nel mondo del lavoro, ma non è il caso dell’anime) ed il conseguente sciogliersi delle amicizie intrattenute fino alle superiori.

In tutto il cartone, ed è proprio qui la sua specialità, sebbene si possa viaggiare nel tempo, si avverte con forza il Destino, che sia il nascere di un Amore o la fine delle superiori, bussare alla porta con insistente inesorabilità.
E nulla possono i vari viaggi nel tempo, se non rallentare, posticipare, modificare ma non evitare la fine di una stagione che la protagonista con molta lungimiranza vede come irripetibile e alla quale, proprio per ciò, è attaccatissima.



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