sabato 28 agosto 2010

Fringe

E se il mondo fosse l'esperimento personale di qualcuno?
In poche parole, Fringe è il The X-Files del nuovo millennio: misterioso, affascinante ed avvincente persino dopo i titoli di coda, con un humor diretto (piuttosto che sottile) che in quella serie non era presente.


In questo caso gli alieni non vengono dallo spazio: sono le mega-corporazioni che punteggiano il panorama americano e che spingono la scienza e la tecnologia oltre i loro limiti, sfruttandole per i propri guadagni.
Pone diverse questioni etiche: quand’è che la ricerca di nuove scoperte scientifiche si spinge troppo oltre? Chi sorveglia i rapidi avanzamenti tecnologici dell’era moderna? E cosa succede quando uno scienziato od un gruppo di scienziati, decide che il mondo è il suo laboratorio?

Un rapido accenno alla trama
Un aereo tedesco atterra con il pilota automatico all’aeroporto Logan di Boston, senza segni di vita a bordo e coi finestrini coperti di quello che sembra essere sangue. Viene rapidamente formata una squadra con membri di diverse agenzie per investigare sull’incidente: un team che include l’Agente Olivia Dunham (Anna Torv), il suo amante segreto/collega John Scott (Mark Valley da Boston Legal) e supervisionato da Philip Broyles (Lance Reddick da Lost).
Broyles fornisce ad Olivia una pista che conduce ad un deposito: lì scoprono un laboratorio improvvisato che il loro sospettato fa esplodere, sprigionando così un’ondata di sostanze chimiche sull’Agente Scott, per poi dileguarsi nella notte.
Mentre cerca un modo per salvare la vita di John, Olivia rintraccia l’unico uomo in grado di salvarlo: il Dottor Walter Bishop (John Noble da Il Signore degli Anelli), un geniale ricercatore rinchiuso anni prima in un ospedale psichiatrico.
Ma l’unica maniera per arrivare a lui è passare da suo figlio, Peter Bishop (Joshua Jackson), un genio disadattato che però non ama più il padre, da cui è stato allontanato.
Durante gli anni in cui aveva lavorato ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, Walter Bishop esplorava l’area oscura della scienza di confine (Fringe significa, appunto, "confine") studiando cose come teletrasporto, telepatia, rianimazione: tutte le cose inspiegabili che si trovano appunto oltre i limiti della scienza pura.

In conclusione, Fringe è televisione che incanta, mettendo insieme perfettamente un’intricata mitologia di fondo (un’altra specialità di J.J. Abrams) con la possibilità di una narrazione procedurale verticale, una combinazione rara, che alla lunga funzionerà senza dubbio per le serie.

Per maggiori informazioni: http://fringe.subsfactory.it/


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