domenica 29 agosto 2010

I racconti di Terramare

"La vita non può essere accumulata, può essere solo donata".
In un epoca lontana tra le valli e gli oceani di Terremare qualcosa di oscuro e malvagio vuole prendere il sopravvento sulla luce. L'Equilibrio del mondo è in pericolo. Un veliero naviga nel mare in tempesta.


Il capitano ordina all’Uomo del Tempo di calmare il mare, ma l’uomo del tempo non riesce a ricordare il vero nome del mare e del vento nonostante tutti i suoi sforzi. Poi, all’improvviso, appaiono due dragoni dai nuvoloni neri, che si stanno divorando a vicenda.
Per i dragoni che vivono nell’occidente più profondo, apparire nelle zone orientali abitate dall’uomo e mangiarsi uno con l’altro è qualcosa di impensabile: l’equilibrio del mondo sta crollando... una forza disastrosa sta distruggendo l’equilibrio del mondo e sta facendo impazzire la gente.

Arren, Principe di Enland, un ragazzo soggiogato da una forza sconosciuta e perseguitato da una misteriosa “ombra”, uccide suo padre, un grande re. Sentendo di non aver più nulla da perdere si mette in viaggio, non ha paura di morire, ma incontrerà qualcuno che gli ricorderà l'importanza della vita.

I racconti di Terramare (Gedo Senki) è la prima opera di Gorō Miyazaki (figlio del famoso Hayao Miyazaki) ed è liberamente ispirato ai romanzi  L'isola del drago e I venti di Earthsea della scrittice statunitense Ursula K. Le Guin.

Ogni cosa, all’interno della storia, ruota attorno all’eterno legame tra bene e male, attraverso il riequilibrio di queste forze, tuttavia la luce dell'esistenza continua ad alimentarsi.
Lo spirito di ognuno dei protagonisti ne sarà illuminato irradiando di questa positività interiore. La bellezza del sentimento che porta ad amare la vita sempre e comunque non è che il risplendere della luce di ogni individuo, della sua umanità, nell'anima di ognuno.

E così in un finale tanto complesso quanto articolato ogni cosa si manifesterà al di sopra e al di sotto di questa ispirazione, rivelando forma ed aspetto dell’equilibrio di cui gli elementi fondamentali dell'uomo saranno soggetti al miracolo della sua stessa luce, proiettando attraverso alba e tramonto i simboli del vivere dell'uomo sulla terra e dell’immortalità dell'umanità in tal senso umana.

La caratteristica più notevole della pellicola è la cura con cui viene delineato il disagio interiore, sociale ed emotivo del protagonista.
Miyazaki figlio, seppur ancora alle basi della propria carriera, proietta davanti ai nostri occhi la complessità delle paure umane, non tralasciando alcun dettaglio, e riuscendo nel contempo a non appesantire la narrazione, seppur rendendola confusa in alcuni passaggi. Non tutto, naturalmente, è ben riuscito, né potrebbe esserlo.

Il complesso rapporto tra Arren e la vita, che egli teme con la sua "luce" appare, a tratti, poco approfondito e non dotato di tutti gli elementi utili alla comprensione da parte dello spettatore.
La storia ci viene comunque raccontata grazie a scene emozionanti e a dialoghi che alternano linguaggio quotidiano a frasi di stampo classico (soprattutto quando Therru canta agli spiriti), offrendo una narrazione molto interessante.
In questo aiutano molto anche le splendide musiche di Tamia Terashima, che non avrebbero affatto sfigurato all’interno di una grande produzione hollywoodiana.
I disegni sono davvero splendidi seppur leggermente sottotono come animazioni, con ambientazioni affascinanti; i personaggi umani sono sempre interessanti, mentre alcuni elementi sarebbero potuti essere più originali.

Nel complesso, si tratta di un prodotto emblematico e di non facile comprensione, che proprio per questi motivi potrebbe non risultare adatto a chi cerca una storia meno complessa.

Fonti:


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