lunedì 15 novembre 2010

La Stanza (prima parte)

Apro gli occhi e mi guardo attorno… mi trovo su di un letto in una stanza.
Appena sveglio ma ancora stordito dal sonno, cerco, spalancando gli occhi e la mente, di ricordare in che modo sono finito su questo letto ... in che modo sono arrivato in questa stanza ...


Non appena mi accorgo che nonostante gli sforzi non riesco a dare una risposta ai miei interrogativi… mi alzo di scatto.
Da sinistra verso destra, squadro la stanza: vi è un comodino con sopra una sveglia, un bicchiere d’acqua e la foto di una ragazza; a questo particolare mi soffermo… la conosco!... si è proprio lei!... sto componendo nella mente le lettere del suo nome, ma ad un tratto il buio totale… non so più chi è, ma so che l’amo.

Il mio sguardo, adesso, si sofferma su una strana figura ed ho paura… sono io!... è solo la mia immagine riflessa in uno specchio.
Scendo dal letto e mi accorgo di essere totalmente nudo, il mio corpo è interamente ricoperto da strani simboli tatuati: tribali e parole senza senso.
Comincio a tremare… mi rannicchio per terra, mi tormento cercando di dare una spiegazione a ciò che accade.
Non riesco a trattenere le lacrime… inoltre c’è un particolare che alimenta la mia inquietudine: guardo la sveglia e il display digitale segna le 6 e 66!

Mi rivolto verso lo specchio… qualcosa mi sfugge… guardo e riguardo… ecco!
Alzo la mano sinistra nel tentativo di toccare il pearcing sull’orecchio, ma stranamente non so per quale bizzarro fenomeno, la mia immagine è riflessa al contrario.

Tutto ha dell’assurdo, non ricordo di essermi addormentato… anzi non so proprio cosa stessi facendo prima di trovarmi in quest’incubo.

Sono un ragazzo di venti anni e come molti altri: studio, mi diverto, progetto, sogno, insomma vivo la mia vita! Perché mi sta accadendo tutto questo?

Forse sono morto!?... forse è questo l’aldilà!?... un limbo senza ricordi, una stanza priva di memoria, uno specchio che riflette anche i peccati, i rimorsi, le angosce, le paure, come tanti tatuaggi che imbrattano l’anima… ma che cazzo sto dicendo… io non sono morto!… sicuramente questo è un incubo… un brutto incubo!… che incubo.

Stanno bussando alla porta!... che stupido, perché non lo vista prima!?
Al di là qualcuno potrà darmi una risposta.

Un momento, il rumore non viene dalla porta… ma dallo specchio! O meglio, dalla porta riflessa.

Non so proprio cosa fare… intanto il tamburare diventa sempre più forte, e allora dico:

“Chi è!?”

il battere cessa, nessuna risposta.

Il tempo di un respiro, poi nuovamente il rimbombante rumore!

(continua ...)



Copyright © 2010 "La Stanza" scritto da  Michelangelo De Bonis - Tutti i diritti riservati.
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