venerdì 19 novembre 2010

La Stanza (seconda parte)

Al mancato riscontro, innervosito urlo: “Sei sordo, ti ho chiesto chi sei.”
Cacchio, forse ho esagerato, forse è il proprietario della stanza, forse è il mio ospite… devo rimediare subito alla sguaiataggine di poco fa: “Scusa… puoi entr…, avanti!”.


A metà di quella frase la porta inizia ad aprirsi lentamente, generando un suono che si propaga nell’intera stanza amplificandosi sempre più e inculcando nella mia testa strani pensieri di morte ed orrore.
Ad accrescere tali sensazioni è la provenienza del suono… non dalla porta reale… ma da quella virtuale dello specchio, dalla quale non riesco a distogliere lo sguardo!

Una lene brezza alle mie spalle mi sta dando il coraggio di voltarmi, allontanando le macabre fantasie riguardanti l’uscio spettrale.
Il venticello proviene dalla porta reale, non c’è dubbio… questo mi tranquillizza.
Mi giro completamente ed ecco a due passi dalla porta, verso di me, la creatura più armoniosa che i miei occhi abbiano mai visto… viso angelico, capelli corvini, occhi di un grigio flashante… la ragazza che poco prima vidi nella foto, ora è dinanzi a me.

Le sue labbra movendosi, emettono un melodioso suono che solo dopo pochi istanti il mio cervello recepisce come un: “Ciao.”
Nel frattempo il suo sguardo comincia a rattristarsi… poco prima era pieno di gioia e sembrava che la mia vista l’allietava… ora è triste e malinconico.
Una lacrima le scende lungo lo zigomo, come mai!?...
quella ragazza vuole dirmi qualcosa, ma cosa!?... ora sembra che voglia mettermi in guardia!

Un rumore secco alle mie spalle!... il mio sangue è completamente diacciato!... non c’è dubbio, anche se prima di allora lo avevo sentito solo nei film, questo è proprio il rumore del grilletto di una pistola…
devo… devo voltarmi.

Mi ritorna in mente il cigolio della porta, la sensazione di paura ed orrore… quindi, con un tremendo sforzo, cerco di muovere i muscoli del collo ormai divenuti duri come il marmo.
Voltato verso quel maledetto specchio, per primo guardo la mia immagine riflessa, ma essa è intenta a guardare la fanciulla nella mia stanza, mentre io scorgo a due passi dalla porta virtuale, il possessore della pistola.

Un uomo con abito scuro, avvolto in un ombra innaturale esistente solo in quella realtà riflessa, impugna l’arma con il grilletto alzato e intento a sparare alla mia immagine.
Quest’ultima non si rende conto di ciò che sta per accadere e nonostante i miei sforzi, non riesco a distoglierlo dalla bella donna.

Un momento, se egli è il mio riflesso… se mi rivolto verso la ragazza, lui dovrà voltarsi verso il killer e accorgersi del pericolo!

Riguardo la ragazza… continua a piangere, ma con le mani vellutate ora sta coprendo il suo viso venusiano… contemporaneamente a tale gesto uno sparo spezza il suo singultare: la mia immagine si era voltata… ma troppo tardi.

Guardai nuovamente lo specchio… l’uomo si è volatilizzato lasciando solo il fumo della canna ed a terra il corpo esamine… il mio corpo rivolto verso l’alto… immerso in una pozzanghera di sangue che gorgogliava dalla bocca e da uno squarcio all’altezza del petto.
I tribali e gli strani simboli ora sono scomparsi sia su di me, che sulla mia immagine morta.

Adesso sento le gambe ammencire ed inoltre una tremenda fitta s’insinua nel petto, come se il proiettile avesse colpito anche me.
Cerco la ragazza… ma anch’ella è svanita…
barcollo, mi poggio sul letto… la vista incomincia ad appannarsi… il respirare diventa sempre più faticoso… mi sento morire… è la fine.
D’istinto protendo il braccio verso il comodino, raggiungendo il bicchiere… lo porto alla bocca e lascio che l’acqua mi ridesti, ma… le palpebre diventano sempre più pesanti…

(continua ...)



Copyright © 2010 "La Stanza" scritto da  Michelangelo De Bonis - Tutti i diritti riservati.
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