domenica 26 dicembre 2010

Akira

Nel 1988 è uscito Akira. Dire che si tratta di una pietra miliare è dire poco. E’ un film d’animazione di produzione giapponese, scritto e diretto dal grande Katsuhiro Ōtomo, basato sul manga omonimo, sempre dello stesso autore. 


Nonostante lo sviluppo della trama sia diverso, lo spirito e la grandezza sono le stesse. Akira è considerato a ragione un capolavoro, ed è sicuramente il capolavoro assoluto di Ōtomo, anime che ha favorito la definitiva apertura delle porte dell’occidente all’animazione giapponese. 
La bellezza delle immagini del film è rafforzata dalla splendida colonna sonora di Shoji Yamashiro , eseguita da Geinoh Yamashirogumi
Akira è considerato ancora oggi, vent’anni dopo la premiere giapponese, uno dei capisaldi del genere. 

L’anime è ambientato in un futuro post terza guerra mondiale.
Siamo nel 2019 e l’intera città di Neo-Tokyo è preda del caos; numerose bande di giovani motociclisti si sfidano per le strade malandate in corse e sfide spesso all’ultimo sangue. 
Kaneda è il capo di una di queste bande, e il giovane Tetsuo è il più giovane membro della gang. Testuo è personaggio chiave dell’intera vicenda. Il ragazzo investe con la moto una strana creatura, una specie di bambino col viso apparentemente “anziano”. 
L’incidente è molto grave, e Tetsuo finisce rovinosamente per terra, ferendosi gravemente. La misteriosa creatura rimane invece miracolosamente illesa; Kaneda e compagni vengono subito arrestati, mentre Tetsuo viene portato in un luogo misterioso in cui riceve delle cure. 

Uno dei punti di forza dell’anime è questo lento emergere della verità, che inizia dal momento dell’incidente di Tetsuo. Quest’ultimo ha infatti acquisito misteriosi poteri, destinati a crescere in modo smodato e incontrollato.

Ma chi è l’Akira che dà il nome all’anime? 
Akira è un personaggio misterioso, venerato da gruppi di fanatici, una sorta di messia il cui avvento è atteso con trepidazione da coloro che credono in lui; Akira è il simbolo del riscatto, e viene considerato come una sorta di angelo sterminatore il cui scopo è quello di dare una bella ripulita al genere umano e al mondo, risotto com’è. 
Ma Akira non è solamente una leggenda: man mano che il film va avanti, si scopre che il progetto Akira è il pozzo senza fondo in cui finisce la maggior parte dei fondi statali che non vengono di conseguenza impiegati per la ricostruzione post-bellica. 
La vicenda avrà un epilogo colossale e spaventoso, che vedrà Kaneda assistere ad una devastante trasformazione di Tetsuo, personaggio chiave dell’intera vicenda. 

Il climax emotivo di Akira denota una progettazione spazio-visiva estremamente meticolosa ed efficace: assieme ai protagonisti passiamo atttraverso le loro percezioni. 
La storia, estremamente appassionante, più compatta rispetto a quella raccontata nel manga, rappresenta un esempio di come tenere uno spettatore letteralmente incollato al video, e Akira ha questo effetto sia sugli appassionati, sia su coloro che si interessano degli anime poco o niente. 
Le scene rimangono impresse nella mente dello spettatore proprio in virtù di un impatto visivo deciso e connotato, dai colori cupi ma allo stesso tempo caldi in modo pericoloso, come a sottolineare la presenza di trappole dietro a ogni angolo di Neo Tokyo.

Il Finale (Attenzione Spoiler)
Infatti quello che vediamo, nel finale, è questa entità che, liberata dai tre ragazzini sensitivi, attrae a sé questi ultimi e Tetsuo (ormai trasformatosi in una creatura mostruosa senza controllo), inglobandoli in una sfera di energia al cui interno, forse, si sta consumando una nuova genesi. "Non è possibile", dice l'esterrefatto scienziato che sta osservando lo spettro vitale di Akira attraverso le sue apparecchiature, "questo è il grafico della nascita dell'universo".
Una nuova nascita, quindi, generata dalla simbiosi di cinque esseri che sono stati legati da un filo misterioso per tutta la loro esistenza; una nascita che porta intorno a sé la distruzione, ma che risparmia il giovane Kaneda, richiamato con forza a sé dalla sua amica Key: lui, evidentemente, appartiene a questo mondo, ed è nel suo ventre devastato, ma bisognoso anch'esso di un nuovo inizio, che dovrà ricominciare a vivere.
Il fascino del finale del film è totale, e chi scrive non crede di dire un'eresia sostenendo che, per la sua forza visiva, esso può essere tranquillamente paragonato al finale di un capolavoro della storia del cinema come 2001: Odissea nello spazio.


Alla luce di tutto questo, quindi, poco importa se alcuni particolari della trama restano piuttosto oscuri, o se la comprensione di alcuni passaggi ci è negata da una sceneggiatura che non poteva condensare un'opera di tale complessità in sole due ore: quella che conta è lasciarsi andare a un'esperienza visiva straordinaria, che ha un impatto devastante ma è allo stesso tempo pregna di significato, mai fine a sé stessa. Da non perdere!




P.S.: Pare che Hollywood sia intenzionata a proporre un remake "dal vivo" di questo film, secondo una moda che ultimamente sta coinvolgendo diverse produzioni (soprattutto recenti) orientali: non ci resta che attendere, consci che sarà difficilissimo restituire la grande potenza delle immagini create da Otomo e dal suo staff, ma soprattutto che sarà estremamente arduo ricreare l'atmosfera e le suggestioni, tutte tipicamente giapponesi, che hanno animato e fatto la fortuna di un'opera come questa.


Fonti:
http://www.ilcinemaniaco.com
http://www.movieplayer.it




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