mercoledì 1 dicembre 2010

La Stanza (terza parte)

… ora ricordo… tutto… guidavo l’auto:
“Cazzo sono in ritardo! Devo sbrigarmi! O non farò in tempo!”.


La mia vita, come quella di ogni persona su questo pianeta, è parte integrante di un sistema che ci pone dei limiti, spaziali o temporali, dai quali non ci possiamo scostare… o non vogliamo.
Ascoltavo una canzone: My eyes have seen you (Doors); non andavo molto veloce… quando la vidi… la ragazza della foto… sì, era lei!

Per una strana coincidenza guidava anche lei un auto come la mia, e per pura combinazione si trovava sulla mia stessa corsia… ma nel verso opposto.
I nostri sguardi si erano aggrovigliati come i fili di una matassa e sentivo il desiderio irrefrenabile di starle il più vicino possibile… anche lei, da come aveva schiacciato l’acceleratore, desiderava ciò.
Pochi istanti ancora… e ci saremmo stretti… e così fu.

Sento ancora il dolore sul petto, ma ora il respiro è regolare… quel ricordo triste e nel contempo soave, m’induce a sdraiarmi sul letto ed a non opporre resistenza al peso delle palpebre.

Riapro gli occhi e mi guardo attorno… sono circondato da lamiere d’auto… sono incastrato… non riesco a muovermi di un centimetro.
Sento la fitta sul petto… capisco che è dovuta ad una pressione esercitata sul mio torace, da qualcosa… ma cosa?!... il fumo limita la mia visuale… un momento, non è qualcosa, ma è qualcuno… qualcuno che in modo flebile sta respirando!

La nube oscura si sta diradando ed ora posso vedere il suo grato corpo premuto su di me… è ancora viva!... ma ha perso i sensi.
Sopra di lei una pesante lamiera impedisce qualsiasi tentativo di liberazione.
Il fumo, il peso schiacciante del metallo, le fiamme che incominciano sempre più a prendere forma attorno i nostri corpi immobili… mi sento inabile… sempre più debole… sto… sto per riperdere i sensi.

Mi ritrovo nuovamente sul letto… questa volta però, avvolto nelle lenzuola… con sopra un dolce peso: quello della fanciulla che beata e serena dorme col capo poggiato sul mio petto… come se fosse un cuscino.

Devo svegliarla?!

... tocco delicatamente i suoi capelli… è strano… sento la sua voce… ma è sicuro!... dorme ancora!

Anche se quelle parole sono confuse e lontane, recepisco il loro messaggio: “Svegliati!”.

Ma sono già sveglio!?!

... o forse no!?... temo di aver capito, finalmente, dove mi trovo.

L’essere sveglio in questa stanza significa essere ad un passo dalla morte!

… ora tutto mi è chiaro… devo… devo riuscire a dormire come sta facendo la ragazza.

Non riesco… non riesco a raggiungere lo stato di sonno… lo stato di salvezza… morirò?!

... no!... non devo rassegnarmi!

No!!!... la ragazza si sta svegliando:

Dormi”, le dico:

se no morirai”,

ed ancora:

ti prego chiudi gli occhi!”.

Ma quelle due stelle fuggite dal firmamento, stanno toccando i miei occhi… mi dice con aria serena e rassegnata:

Per me oramai è troppo tardi”.

Mi sorride… si alza dal letto e si veste… si riavvicina lentamente… con le labbra sfiora le mie e ancora dice:

Vivi… tu puoi farcela.

Si avvicina alla porta… si volta verso di me prima di posare la sua mano sulla maniglia.

Non posso più tacere e stare fermo, quindi mi alzo e dico:

“Vengo con te!”.

Lei, dispiaciuta dalle mie parole, cerca di rassicurarmi:

Un giorno tornerò… e staremo sempre insieme!”.

Apre la porta… la oltrepassa… la richiude.

Forse un giorno l’avrei rivista… forse in un’altra vita… forse aveva detto ciò solo per non farmi arrendere di fronte alla morte… chissà!

Ritorno sul letto e incomincio lentamente a chiudere gli occhi… parallelamente gli sto riaprendo tra le lamiere.

Noto che il cuore della ragazza ha smesso di battere e sul suo volto vi sono, miste al sangue, delle lacrime.

Mi alzo di scatto dal letto…

... apro la porta…

... ed esco da quella maledetta Stanza… verso un Nuovo Mondo.


Copyright © 2010 "La Stanza" scritto da  Michelangelo De Bonis - Tutti i diritti riservati.
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