mercoledì 23 febbraio 2011

Skyline

C'è chi attende il 21 dicembre 2012 perchè pensa si riveleranno a noi, mentre intanto diversi annunci e profezie invadono il web con date più o meno vicine, rivelandosi, fino ad oggi, semplici battage pubblicitari. 


Certo è che l'immaginario sugli UFO e gli alieni in generale ha sempre affascinato ambienti trasversali e persone di ogni dove, e il Cinema naturalmente ha raccontato sin dai suoi albori (come non ricordare i "simpatici" alieni selenici di Viaggio nella luna di George Melies, datato 1902) la voglia di conoscere e allo stesso tempo il terrore che certi incontri ravvicinati (del terzo o più tipi) potrebbero causare nella placida tranquillità in cui pare sostare, chissà ancora per quanto, l'umanità. 
Sarà un caso che l'uscita americana di Skyline, film che sin dai primi trailer aveva destato una certa curiosità, sia stata quasi a ridosso dell'ennesimo annuncio che voleva il recente 24 novembre come giorno dell'Avvento? 

TERRORE DAL CIELO - Jarrod (Eric Balfour) ed Elaine (Scottie Thompson), felicemente fidanzati, si recano a Los Angeles per il compleanno di Terry (Donald Faison), il migliore amico di lui, che è arrivato al successo e vive nell'agio in uno splendido appartamento dei quartieri "alti".
Terry vorrebbe che Jarrod si trasferisse definitivamente a Los Angeles per un importante proposta di lavoro, fattore che lo mette in contrasto con Elaine, che inoltre ha da rivelare al compagno un segreto fino ad allora celato. 
Ma la stessa notte tutto è destinato a cambiare per sempre: strani luci compaiono in cielo, e lo stesso Jarrod attratto da una di esse rischia di venir trasportato via. 
E' il primo segnale di una massiccia invasione di astronavi aliene, che mettono a ferro e fuoco la città, catturando quanti più essere umani possibili per condurli a bordo delle loro navicelle. Ora per questo piccolo gruppo di sopravvissuti, che vede anche la ragazza e un amica di Terry è l'inizio di una lotta per la sopravvivenza. 
Ma come opporsi ad un nemico apparentemente invicibile e spietato: aspettare nella speranza di un intervento militare o cercare da soli una via di salvezza? 

Mettiamo subito in chiaro una cosa: Skyline non è così brutto come gran parte della critica USA l’ha fatto apparire. 
Non riesco a capire il motivo alla base delle furibonde bastonate che il film ha ricevuto dalla stragrande maggioranza dei giornalisti americani, ma francamente mi sembra un atteggiamento di eccessiva severità dietro il quale si nasconde, forse, anche un po’ di spocchia intellettuale. 

Da un lato, quello che ci troviamo davanti è il classico popcorn movie da vedere al cinema o sul comodo divano di casa, armati dei proverbiali chicchi di mais tostati. E in questo, Skyline fa il suo lavoro con onestà e anche con una discreta capacità di coinvolgere lo spettatore. 
Non solo: questo film, pur bistrattato da molti, vanta un’estetica fresca e decisamente up to date che si sviluppa grazie a una fotografia filtrata da splendide e ipnotiche tonalità di blu, suggestive inquadrature panoramiche su una Los Angeles in piena invasione aliena e uno stile visuale che usa lo spazio raffinato e minimale di un tipico “condo” à la page losangelino con efficacia e senso delle proporzioni. 

Il tema affrontato dai fratelli Colin e Greg Strause è un classico del cinema di fantascienza: l’invasione della Terra da parte di alieni grandi, grossi e malintenzionati. 
I primi paragoni che vengono in mente sono dunque Indipendence Day e La Guerra dei Mondi (come anche Cloverfield, che però è un esempio di cinema talmente avanti, talmente “sui generis” da elevarsi immediatamente al di sopra di ogni possibile confronto). 
Ma Skyline non ha certo l’ambizione di rivaleggiare con nessuno di questi, e sceglie anzi fin da subito un profilo umile e minimalista. 
Con 10 milioni di budget (il film di Emmerich ne è costati 75, quello di Spielberg 132) e un cast di attori giovani e sconosciuti - eccetto il simpatico Donald Faison, volto noto della celebre sit-com ospedaliera Scrubs, e il legnoso ma onesto Eric Balfour, prezzemolino di tanti tv movies e serial americani - i fratelli Strause scelgono innanzitutto di impegnarsi in quello che sanno fare meglio: gli effetti speciali. 
Effetti che, anche tenuto conto del budget risicato di cui sopra, sono davvero eccellenti e riescono a fornire al film una robusta dose di spettacolarità. 
Inoltre, i fratelli Strause decidono di rifuggire gli ormai indigesti clichet del genere “Alien invasion”: ad esempio, ambientare l’azione in celeberrime location da cartolina, tirando in ballo famosi monumenti che di volta in volta vengono inceneriti o sbriciolati dalla forza immane dei mostri spaziali; oppure incentrare la narrazione su personaggi ipercazzuti che fanno soltanto cose cazzute e che sembrano non provare nemmeno un briciolo di paura di fronte a una situazione che farebbe impazzire dal terrore la maggioranza delle creature viventi. 

Skyline, come dicevo, by-passa con un certo buon senso questi stereotipi oramai stracotti e si concentra su una sceneggiatura che, pur non esente da difetti e pecche di vario genere, riesce a tenere viva l’attenzione. 

Una mossa vincente in questo senso è proprio quella di ambientare tutta la storia tra gli interni (e gli esterni immediatamente adiacenti) del lussuoso attico di un esclusivo residence losangelino. 
Questo permette infatti ai registi di utilizzare il ridotto numero di attori in scena con praticità ed efficacia e crea un bell’effetto di “straniamento” nello spettatore. 
L’idea di un gruppetto di persone giovani e inesperte che si trovano intrappolate tra i comfort – divenuti oramai inutili e quasi ingombranti – di un costoso appartamento è più inquietante e realistica della solita fuga alla disperata per le strade cittadine. 
Pensateci: se vi trovaste nei panni di inermi cittadini alle prese con un’intera metropoli saldamente sotto il controllo di forze aliene tecnologicamente avanzatissime, quale busta aprireste? 
La busta A: saltare sul primo pickup con lo zaino pieno di cibi in scatola e lanciarsi in un disperato slalom tra vermoni/robot/mostruosità a 4 o più zampe sperando di farla franca, oppure la busta B: rimanere in un luogo ben delimitato e relativamente controllabile in attesa di qualche aiuto o perlomeno di elaborare una strategia di fuga minimamente efficace? 
È probabile che la scelta ricadrebbe sulla busta B. 

A questo si lega anche il meccanismo narrativo dello script, che in quanto a dialoghi e svolte narrative è senz’altro meno vistoso e “roboante” di altri blockbuster del genere e, a dirla tutta, inciampa talvolta in momenti goffi e un po’ forzati. Ma, come appunto dicevamo, persone comuni si comporterebbero in modo comune, persino ottuso. 
E il mostrarlo senza remore facilita secondo me un’immedesimazione nella situazione presentata dal film. 

A questo si aggiungono alcune intuizioni estetico/narrative originali e davvero molto “stilose”: ho già accennato alla luce blu che caratterizza l’incipit nonchè molte scene del film, diabolica esca con cui gli alieni attirano gli umani un po’ come facciamo noi con le comuni lampade “fulmina-insetti”; oppure all’effetto che tale luce ha sulla fisionomia delle vittime; ma alludo anche a scene come quella “accelerata”, a metà tra un video musicale e un cortometraggio indie postato su YouTube, con cui i registi ci mostrano il monotono scorrere del tempo nell’appartamento assediato. 

Se aggiungete a tutto questo un finale decisamente inedito che ovviamente non svelo, vi renderete conto che Skyline è un film capace di generare una certa atmosfera. Riesce insomma a lasciare una traccia. E questo alla fin fine, controbilancia con successo le ingenuità, le imprecisioni e i momenti meno azzeccati che di certo punteggiano la narrazione.




Il risultato finale è un godibile popcorn movie fantascientifico che in un qualche, bizzarro modo, può anche candidarsi ad assumere, nel tempo, il titolo di piccolo cult-movie da scoprire o riscoprire. Con o senza popcorn. 

Fonti:
Angier da www.splitscreenblog.com 
& http://www.everyeye.it
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