domenica 14 agosto 2011

Daybreakers - L'ultimo vampiro

Immagini fluide, taglio morbido, luci calde, gioco d’ombre. Daybreakers ti avvolge come un noir. Lo è in parte: nel ritmo serrato e nella potenza figurativa dei dialoghi; per come caratterizza i personaggi, tra i quali c'è chi fuma e si veste come nei film con Bogart. Ma non è (solo) noir. 


La stirpe di Dracula ha sostituito il genere umano nel dominio sulla terra, ereditandone i vizi. Quel che resta della nostra specie vive in clandestinità, capeggiata da Willem Dafoe. Il sangue scarseggia, la politica spinge per la “soluzione finale”, la scienza (almeno Ethan Hawke) cerca “una alternativa”, l’economia sogna lo scenario più lucroso. La fame rende i vampiri nervosi, inclini a delinquere, persino dei “mostri”. Sembra un paradosso, il film intero lo è. Daybreakers mira al pamphlet etico-politico. Ma non va preso troppo sul serio. Vuol soprattutto divertire. Lo fa con stile e intelligenza. Proprio come i vecchi film di genere. Pardon, di generi.


Non ci sono più i vampiri di una volta. Nel 2019 un'epidemia ha trasformato quasi tutti gli esseri umani in vampiri. La nuova "umanità" (i cui unici limiti sono l'impossibilità di sopravvivere alla luce del sole e il bisogno di emoglobina) si trova ora davanti a una possibile estinzione: le scorte di sangue umano stanno finendo, e l'astinenza da questo provoca la trasformazione in creature mostruose e spietate, capaci di uccidere e divorare qualsiasi cosa. 

Edward Dalton (Ethan Hawke), un ricercatore alle dipendenze dello spietato uomo d'affari Charles Bromley (Sam Neill), sta lavorando a una sostanza che possa sostituire nella "dieta" il liquido corporeo, ma i risultati non sono incoraggianti e il suo capo sembra determinato a scovare tutti gli umani rimasti in vita affinchè si ripopolino per poi usarli come riserve di cibo (sullo stile di quanto facevano le macchine in Matrix). Edward è contrario da anni a bere sangue umano, a differenza del fratello Frankie (Michael Dorman), militare specializzato nella caccia ai superstiti. Ma costui non sa che la sua vita sta per cambiare per sempre, quando, per colpa di un incidente stradale, viene a conoscenza di un movimento di resistenza antropica, capeggiato da Lionel 'Elvis' Cormac (Willem Dafoe), il quale è riusciuto a guarire dal vampirismo anni prima. 

Venuto a conoscenza di una via di salvezza per l'umanità intera, Edward si allea coi fuggiaschi, ma ben presto sulle sue tracce si mettono le forze speciali. Intanto, in tutto il mondo, si moltiplicano le mutazioni dei vampiri afflitti da astinenza, e la comunità internazionale non sa come rimediare alla mancanza di scorte di sangue. La salvezza per entrambe le razze sembra a portata di mano, ma l'immortalità e il potere sono troppo importanti per Bromley, che vuole impedire a tutti i costi la diffusione della Cura. 

Un futuro apocalittico, dove l'uomo è destinato a essere cacciato da chi prima era proprio simile, ora assunto a entità superiore. Risvolti morali che colpiscono amici e fratelli, divisi da una lotta per la sopravvivenza che non lascia scampo. Nonostante l'impronta action data alla storia, Daybreakers non manca di tratteggiare finemente un comparto drammatico d'indubbio fascino. 
La sceneggiatura, pur soffrendo di vistose lacune (la causa da cui si è scatenata l'epidemia di vampirismo rimane sconosciuta), regala a ogni personaggio una personalità degna di esser apprezzata. I rapporti più controversi sono quelli tra Bromley e la giovane figlia, fuggita tempo prima per scampare al volere del padre che voleva trasformarla in un vampiro, e il fraterno odio / amore tra i fratelli Dalton, entrambi ormai immortali ma divisi sul destino che deve toccare ai pochi umani rimasti. 

Quando gli individui "normali" diventano reietti, una razza del passato costretta alla fuga per salvare le propria esistenza, la vita stessa perde il suo reale significato. Così come il personaggio di Edward, che affronta ogni giorno con dolore l'obbligo a vivere per l'eternità, incapace di poter osservare ancora una volta la luce del giorno. Interessante, anche se non troppo approfondito, il tipo di società "nuova" cui l'involontaria evoluzione ha portato la collettività: veicoli speciali in grado di viaggiare anche sotto la luce del sole grazie a tecnologiche protezioni, e un sistema di collegamento basato su una fitta rete metropolitana. 

Il tono della fotografia, tendente a un blu violaceo per ciò che riguarda tutta l'ambientazione urbana, è senza dubbio adatto a trasmettere quel senso di asetticità delle emozioni che attanaglia i nuovi dominatori della terra, capaci di tradire chiunque pur di saziare i loro istinti. Come trovare felicità, o soddisfazione in una realtà dove la morte è stata bandita, e sensazioni come la paura e il dolore sono solo il lontano ricordo di una vita precedente al contagio? 

E' questo l'incipit che spinge Edward a cercare in tutti i modi una via di fuga, una possibilità di redenzione per lui e tutti gli abitanti del pianeta. Ma forse, inaspettatamente, la cura si rivela più estrema del previsto...

I fratelli Spierig sanno senza dubbio come mantenere alta l'attenzione dello spettatore. Novanta minuti senza alcun tempo morto, ma in cui l'intreccio si evolve gradualmente tra situazioni più adrenaliniche e momenti riflessivi, fino a un finale in cui l'escalation di violenza raggiunge il suo apice. Pur non abusando di sequenze splatter infatti, la pellicola non è scevra di situazioni brutali dove il sangue scorre a fiumi, e la resa dei vampiri infetti dalla fame è azzeccata, a metà tra il classico Nosferatu e l'iconografia moderna del "succhiasangue" alato, grazie anche agli ottimi gli effetti speciali, che regalano la giusta dose di brivido. 

Il cast non è da meno, e assistiamo a interpretazioni di buon livello, su cui spicca il ruvido Elvis di un bravissimo Willem Dafoe (visto a parti inverse nel delizioso L'ombra del vampiro), perfettamente a suo agio in un ruolo che gli calza a pennello. La caratterizzazione permette di conoscere personaggi a più dimensioni, nonostante le poche informazioni sulle loro vite che però traspaiono dalle loro gesta e dai loro comportamenti. 

Non mancano spunti originali, che cercano di rinnovare il mito della cultura classica pur senza snaturarlo. E' proprio questo il merito di Daybreakers: raccontare una storia che pur avendo tematiche sovrannaturali pianta le sue radici nelle bassezze più umane, e laddove la sete di sangue non è altro che l'ennesima cupidigia che affligge l'uomo, come quella per il denaro e per il potere. 

Dopo tanti vampiri plastificati, parti di influenze giovanilistiche, ecco di nuovo una pellicola sul tema in grado di accontentare gli spettatori più smaliziati e meno inclini alle mode del momento. 


Con Daybreakers i vampire movie trovano un nuovo solido esponente del genere, avvincente, violento e distante dalle moderne varianti in stile Twilight. Ambientando la storia in un futuro prossimo, dove esser vampiro è lo status quo e i pochi umani sopravvissuti sono costretti alla fuga, il film dei fratelli Spierig si rivela un interessante connubio di horror e fantascienza, con alcune interessanti trovate che risultano originali e mai banali. Novanta minuti incalzanti, con personaggi affascinanti e un'ambientazione cupa e oscura, capaci di catturare tutti i fan della creatura Gotica per eccellenza.

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