venerdì 30 dicembre 2011

Fringe, un'ottima terza stagione

J.J.Abrams sa fare il proprio lavoro, dopo aver regalato due stagioni, una più elaborata dell’altra, la terza parte di Fringe si apre con un gioco di alternanze che mostrano le due Olivie scambiate nei loro universi, una che applica il modello Mata Hari per fare breccia nella divisione Fringe, l’altra che, grazie all’uso dei farmaci, è convinta di appartenere all'universo nella quale si trova.


SPOILERS - La terza stagione prende avvio dallo scioccante cliffhanger della serie precedente. Olivia è intrappolata nell'altro universo perché Walternate vuole carpire il suo segreto, vuole sapere come attraversare la linea e attaccarci.
E per farlo decide di sfruttare la collaborazione di una Liv manipolata e spinta a considerarsi la Liv di quel lato. Ma nel profondo del suo animo lei è ancora legata a casa grazie alla figura di Peter che ignaro di tutto questo si è legato profondamente con Bolivia che aiutata da Thomas Jerome Newton porta la squadra a scoprire l’esistenza della macchina anche nel loro lato e capire chi l’ha costruita e perché.
La sfida fra gli universi cresce fino al momento in cui Olivia non comprende la verità e decide di ribellarsi, manda una richiesta di aiuto e mette in allarme Peter che si lancia all'inseguimento di Bolivia.
Alla fine nessuno è felice perché questa sfida ha comportato una grave perdita e Olivia torna a pezzi scoprendo che nessuno, soprattutto Peter, si era accorto del cambio.

Ferita nei sentimenti Olivia si getta nel lavoro e affronta nuove sfide. Prima di tutti i misteriosi Osservatori che tessono intorno alla squadra una serie di azioni che ci mostrano le conseguenze che il rapimento di Peter ha avuto non solo nella vita di Walter, ma in ogni piccolo frammento di universo.
La macchina è un elemento che non viene mai dimenticato e Peter è attratto da questo dispositivo, da questa antica arma che lo spinge ad essere un’arma a sua volta mentre l’ambiguo Sam Weiss ci svela che la sfida fra gli universi prima di una questione di scienza è una questione di fisica.
Ma c’è anche una trama over there molto importante dove Bolivia scopre di essere incinta di Peter e il diabolico Walternate usa questa cosa per avere un campione di sangue in modo da far partire la sua macchina.
In mezzo però c’è da tornare di nuovo per un momento al passato per vedere come si sono evoluti gli eventi dopo il rapimento di Peter in entrambi i lati e come Walternate è entrato a conoscenze della nostra esistenza.
Una sfida sempre più ardua dove la breccia del 1985 mostra il conto facendo sfaldare il nostro universo e costringendo Walter ad un’azione pericolosa: richiamare lo spirito del suo amico William Bell che si insinua nel corpo di Olivia e aiuta l’intera squadra ad andare avanti, a prepararsi alla sfida finale.
Sfida che inizia nel momento in cui Walternate attiva la macchina causando devastazione dal nostro lato. Walter capisce che è ora di lasciare andare Peter, ma la macchina respinge il ragazzo e lo ferisce gravemente.
Il problema è che la macchina è bloccata, per lei Peter è già all'interno. Weiss, che svela queste cose, e Olivia si mettono alla ricerca del “piede di porco” che si scopre essere Olivia stessa che con le sue capacità mentali sblocca la macchina e fa in modo che Peter entri nel dispositivo e l’attivi.
L’attivazione lo spinge 15 anni nel futuro, un futuro dove l’universo rosso non esiste più, ma questo ha dato avvio alla distruzione anche del nostro lato. Peter torna indietro nel presente conscio che la guerra non può essere vinta, bisogna risolverla con un alleanza.
Mette Walter e Walternate uno di fronte all’altro e poi svanisce perché come dirà subito dopo September: Peter Bishop non è mai esistito.



Magnifica, sublime, tambureggiante e sconvolgente stagione. L’apoteosi di Fringe, finalmente il vero potenziale del serial viene espresso in un capolavoro di trama e di gestione che deve essere confermato dalla quarta serie.
Alla fine gli autori hanno preso la formula del successo degli ultimi 7 episodi della passata stagione e li hanno usati in grande per costruire una trama che non perde mai un colpo, che non rallenta mai, che viaggia sempre su eccellenti binari e gioca con tantissimi elementi.
I primi otto episodi compongono la prima parte di stagione giocata molto sulla psicologia contraria dei due universi basandosi tutto su Olivia. Lo scambio delle Olivia da modo agli autori di giocare a ping pong fra i due lati passando da una parte all'altra, passando da una Liv all’altra, delineandole.
La nostra è sola, impaurita e rischia di perdersi nell'oblio. L’altra è felice, sorridente e sta con Peter. Nessuno sospetta niente e lei continua la sua missione.
E in tutto questo vengono tratteggiate le caratteristiche di tutti gli altri personaggi mentre gli autori chiudono anche vecchi discorsi. Il più importante è la fine della questione mutaforme con l’uccisione di Thomas Jerome Newton.
Dispiacere per la fine, ma applausi per il modo in cui viene messa in scena: fulcro di uno degli episodi più belli della prima parte di serie e guidato da una regia che dipinge una socratica morte per il diabolico capo mutaforme.
Tutta la prima parte si conclude in un’ottava puntata ricchissima dove i due mondi vengono portati a toccarsi, a scindersi, a lasciarsi andare per poi tornare divisi. Viene giocato tantissimo sulla psicologia dei personaggi, special modo di Alt Broyles, cercando di dare un senso di bene e male in quella sfida.
Ma non esiste il bene e male, esistono scelte e conseguenze positive e scelte e conseguenze negative ed entrambi i lati hanno commesso ambedue le cose.
Dopo un inizio così elevato gli autori rallentano in un episodio che fa da riassunto e tira i fili dei risultati emozionali dei personaggi. E a differenza della seconda serie questo episodio lo si accetta positivamente perché comunque è una boccata d’ossigeno dopo aver corso in apnea per otto puntate.

La seconda parte non gioca tanto sui personaggi, ma sugli eventi fisici in sé. Prende e analizzi tutto e cerca di mettere su una bilancia gli effetti di quella guerra. Il risultato sono i migliori episodi di questa stagione (3.10, 3.11, 3.14 e 3.15) che si compongono di trame che spaziano dal caso della settimana al problema della stagione. Dalla macchina agli Osservatori. Dalla scelta di portare da questa parte Peter alla disgregazione degli universi.
Ma proprio in questo frangente gli autori mettono in gioco un elemento fondamentale, cambiano le carte in tavola e mostrano che la sfida fra gli universi non è solo un insieme di variabili scientifiche, ma una questione soprattutto di cuore.
È il sentimento a provocare la breccia nel 3.14, è il sentimento di Peter per una delle due Olivia a decidere quale lato la macchina dovrà attaccare.
Anche questa parte si conclude con un episodio che riassume quanto detto. Una nuova visione al passato dove gli autori delineano il crollo e la mutazione psicologica dei due Walter e delle due Elizabeth in merito al rapimento di Peter.
Una puntata poetica e ricca di significato e con una risposta fondamentale che apre ad uno spezzone primaverile molto easy.
Si è criticato molto la questione Belivia, sicuramente non sono stati gli episodi migliori della stagione e senza alcun dubbio non sono stati conclusi bene (la questione del cartone io ancora non la digerisco) però è stato il senso e il ruolo di questi episodi la cosa più importante.
Bell ritorna non per dare risposte che probabilmente non sa (chi l’ha mai detto che lui era a conoscenza di segreti sulla macchina o Walternate?) ma per dare una pacca sulla spalla a tutti i personaggi in vista della battaglia finale. Fa affrontare ad Olivia le sue peggiori paure, dice a Peter che non può sfuggire al suo Destino e poi incoraggia Walter ad osare perché ora non è più il superbo scienziato degli anni ’80, ora sa distinguere una scelta buona da una cattiva.
E a completare il quadro in previsione del finale ci pensa l’altro lato dove Bolivia è incinta di Peter e dove il sangue del bimbo viene usato per ricreare il genoma di Peter e usato sulla macchina.

Il finale è stato magistrale: tre episodi separati, una sola ed unica storia narrativa e tutti gli elementi in fila per la spiegazione.
Prima l’umanità dei personaggi, poi tanta mitologia e infine le risposte. Gli autori concludono in maniera più che degna questa stagione delineando una sfida contro il tempo per evitare la distruzione del nostro universo e quando finalmente Peter accetta il suo Destino una nuova rivelazione è alle porte.
I due universi devono sopravvivere entrambi perché entrambi sono legati a doppia mandata: la morte di un lato automaticamente condanna anche l’altro. Peter dunque porta i due Walter e le due Olivia nella stessa stanza e li mette a lavorare assieme e nell'istante successivo sparisce nel nulla perché non è mai esistito, è stato un costrutto degli Osservatori per portare i due universi ad una collaborazione.

Perfetta, sublime e maestosa, impossibile e ingiusto non darle il voto pieno anche come riconoscimento nei confronti degli autori che hanno preso il coraggio a due mani e hanno costruito una serie perfetta.
Hanno gestito benissimo il graduale passaggio da una stagione all'altra chiudendo ogni discorso passato non tagliandolo e basta, ma facendolo vedere sullo schermo (ri-cito l’esempio dei mutaformi).
Ma non si sono fermati qui e non si sono fermati alla risoluzione del colpo di scena della seconda stagione, ma sono cresciuti passando a parlare di questa guerra fra le due dimensioni con modi e maniere mai usate prima.
Scienza si, fantascienza si, ma soprattutto umanità: la guerra può essere risolta anche con l’umanità e questo porta gli autori ad analizzare a fondo i personaggi, trovando pregi e difetti in ognuno di loro e usando questi per andare ad aggiungere un ulteriore pezzo nel mosaico della battaglia.
Hanno rifatto totalmente il look alle sceneggiature creando episodi sempre ricchi di elementi e sempre connessi al plot centrali e dove i presunti filler alla fine risultavano doverose pause narrativa in una storia sempre più emozionante.
È stata una stagione molto analizzata e criticata, soprattutto il finale dove viene cancellato l’intero lavoro di tre anni. Ma è questo che ci si aspetta dal secondo telefilm migliore di tutti i tempi: un rischio unico e continuo nel costruire la storia e andare avanti su quella strada anche senza l’appoggio totale dei fan e poi riunire tutti gli scettici sotto una soluzione sconvolgente ed emozionante.

Le domande si moltiplicano, le risposte si fanno sempre più confuse, per conoscere le risposte bisogna attendere una nuova stagione che sicuramente solleverà nuovi quesiti.

ASPETTANDO LA STAGIONE 4


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