domenica 4 marzo 2012

L'evoluzione di Uzumaki Naruto

La vita di uno shinobi è pervasa dalla morte” è triste constatazione del quinto Hokage in occasione della caduta del maestro Asuma.
Il ninja non è solo una professione, è anche uno stile di vita: sottoposti fin dall'infanzia a severissimi addestramenti chi persegue la via dello shinobi è destinato ad un arduo percorso, pieno d’insidie e stracolmo di sofferenza.


Come afferma Danzo, il capo della fazione estremista di Konoha, il ninja deve abbandonare la sua condizione umana ed incentrarsi unicamente sulla missione da svolgere. Forse questo è proprio l’unico modo per evitare di provare emozioni, le quali, per la maggior parte, sono strazianti e inaccettabili. Vivere o morire, questione di un secondo ed in quell'attimo tutto quello che si è costruito svanisce. 
Uomini, le creature superiori dotate di grandi facoltà mentali e capaci di provare sentimenti di ogni genere sono anche le creature con il destino più avverso, il doom in inglese. Essi hanno il triste vantaggio di sentirsi vive, essere coscienti del fluire del tempo e di rendersi conto della loro condizione mortale, pertanto di provarne sofferenza.
“La vita è una sofferenza fin dalla nascita” direbbe qualcuno, ma allora che valore diamo alla vita? In quest’anime ne attribuisce senz’altro un maggior valore, benché si osservi costantemente la caduta d’innumerevoli ninja. Come si fa ad accettare la morte di un compagno, con il quale poco tempo prima si era riso e parlato insieme? Il mestiere dello shinobi mette a dura prova le regole dell’essere umano: se si pensa anche per un istante alla morte del proprio amico, si rischia di farne la stessa fine. 

Altro tema di cui non si può fare a meno di trattare è l’infanzia dei protagonisti, la quale è stata traumatizzante e determinante dei loro caratteri. Da quanto risulta documentato, l’autore Kishimoto non ha avuto un infanzia difficile. È pur vero che non viveva una vita agitata, ma nemmeno traumi significativi, pertanto la pista dell’autobiografia è da scartare. Sta di fatto che se voleva farci commuovere, beh c’è riuscito, o meglio, con me. Accenno una prima persona, poiché questo argomento mi sta particolarmente a cuore e non posso evitare alcuni riferimenti personali o esperienze vissute.
Naruto, inutile nasconderlo ulteriormente in quanto palese, è il figlio del quarto Hokage, un potente ninja che si è sacrificato per il bene del paese. Mostro è proprio il termine più idoneo per definire chi ci appare diverso da noi o chi appare completamente isolato dal resto della società, società di cui non è degno di far parte. Perché nessuno si prende cura di quel bambino lontano? Perché non v’è nessuno ad affiancarlo e a dargli una carezza, un conforto? Paura? Sì, ma si intende la paura che quel mostro ci “mangi”, si tratta di una paura subdola, quasi convenzionale, ovvero quella di finire abbandonati a se stessi e dimenticato da tutti, per il semplice fatto di aver aiutato un estraneo. Chi va con lo zoppo impara a zoppicare, quindi chi va con il mostro diventa un mostro. Il terrore di Konoha si trasformerà nella sua salvezza. Da ciò si desume una banale, ma profonda riflessione: non giudicare prima di conoscere a fondo la questione. Semplice no?

Quante parole servirebbero per descrivere il protagonista della serie, Naruto Uzumaki? O meglio, quante parole spendereste se voleste definire il suo carattere? A me ne bastano due senza contare l’articolo: Naruto il Missionario
Non si deve pensar male! Si tratta di una comportamento molto evidente soprattutto nell'anime, nel quale Naruto si prefigge lo scopo di salvare coloro che nel suo cammino si trovano in difficoltà. La triste vicenda della sua infanzia fa sì che riservi un trattamento speciale a chi sfortunatamente vivono emarginati dalla società e in piena solitudine. Per citare alcuni esempi: Gaara, Sasuke, Sora, Yuuchimaru (gli ultimi due fanno parte di episodi filler!). 
Per chi non seguisse l’anime o seguisse solo l’anime italiano occorre specificare che il comportamento adottato nei confronti di questi ultimi due è ammirevole ma asfissiante. La volontà di fare la cosa giusta e cambiare la vita di questi personaggi trasuda da ogni pixel dello schermo, ovvero si sente ribadire innumerevoli volte lo stesso concetto, utilizza il proprio caso personale come arma psicologica e corda al quale aggrapparsi per evitare il tracollo nella voragine della solitudine.
Traumi, famiglia, amici sono tutti fattori che saranno determinanti del carattere che in fase adulta si indosserà la persona che sarà, pur ricordando che per giungere allo stadio finale si attraversa una guerra psicologica e morale proprio con i fattori poc'anzi citati che senz'altro sarà stata dolorosa.
Storie di tutti i giorni, storia dell’umanità, l’evoluzione è nel radicato in tutti gli esseri umani, ma non si intende scomodare le teorie evoluzionistiche, bensì affermare che ognuno cambia che sia in meglio o in peggio e ciò è inevitabile. 
È da ammirare un anime come questo analizzato per un semplice motivo: il personaggio cambia e si vede, ma non si tratta solo di aumento della forza fisica, è palese l’evoluzione a tutto tondo di Naruto.



Insomma, se questo non vi basta per convertirvi alla religione narutiana, sappiate che la storia dei fratelli Uchiha è ben più di quello che immaginate, l'Akatsuki si propone come l'organizzazione più potente che gli anime abbiano mai visto, Pain e il rinnegan insegnano il dolore e l'amore di Naruto verso Sasuke tracolla come detto dal secondo al primo in seguito ad un altro tentativo di riappacificazione.
Naruto è tutto quello che vorremmo essere o avere, perché cercare altro? Uniche pecche, i disegni a volte sono fatti da dei bambini, vabbè e i filler, vi prego toglieteli! Comunque 10 su tutta la linea, altro che anime per bimbi!

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