domenica 29 luglio 2012

La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani

"L'immagine che mi viene in mente quasi ogni giorno è quella di un monaco zen che si siede nella sua cella, prende un bel pennello, lo intinge nel mortaio dove ha sparso la china e con grande concentrazione fa un cerchio che si chiude. Ma un cerchio non fatto con il compasso. Un cerchio fatto con l'ultimo gesto della mano su questa terra. La vita si conclude... è questo il cerchio che ora io cerco di chiudere." (Tiziano Terzani)


Tiziano Terzani, sapendo di essere arrivato alla fine del suo percorso, parla al figlio Folco di cos'è stata la sua vita e di cos'è la vita: "Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto", dice. Così racconta di tutta una vita trascorsa a viaggiare per il mondo alla ricerca della verità.
E cercando il senso delle tante cose che ha fatto e delle tante persone che è stato, delinea un affresco delle grandi passioni del proprio tempo.  
"Se mi chiedi alla fine cosa lascio, lascio un libro che forse potrà aiutare qualcuno a vedere il mondo in modo migliore, a godere di più della propria vita, a vederla in un contesto più grande, come quello che io sento così forte."  
Un testo che è il suo ultimo regalo: il nuovo libro di Tiziano Terzani. 

Morire. Svanire nel nulla. Lasciare quanto è più caro. Abbandonare persone, oggetti, luoghi.
Non è questo che ogni individuo teme?
Ci sono uomini che ci pensano, continuamente. Che ne fanno un chiodo fisso della loro esistenza. Un monito. Il che non è per forza negativo.
Mi viene in mente Charles Bukowski, per esempio. Lui ha sempre pensato alla fine. Diceva – anzi, scriveva – che la gente non esiste. Per molti di loro, per molta di quella massa ignorante non pensante, vivere è una coincidenza. E morire non è poi tanto terribile. In fondo, non hanno mai vissuto. Esistere per loro è scontato e si imprigionano da soli in mille meccanismi inutili. Lavoro, famiglia, tradimenti, sesso, mangiare, bere, il gioco, i vizi. Ma tutto senza passione. Tutto fatto perché è scontato. Gente con lo sguardo vuoto, privo di slancio. Gente che perde il punto e si occupa di particolari senza importanza.
Vivere veramente è una delle difficoltà più temibili. In pochi possono morire e dire “la fine è il mio inizio”.
Proprio come Tiziano Terzani. Morto nel suo letto, lontano dal mondo mediatico (dopo averne fatto uso smodato, per tutta l’esistenza), serenamente e felicemente. Curioso, per quanto stava accadendo.
Già, curioso. In fondo, non è un passaggio obbligato, per tutti? Animali, piante, uomini. Nei secoli dei secoli. Ogni essere vivente compie il grande passo. E’ qualcosa di naturale. Talmente naturale da terrorizzarci. Invece Tiziano vedeva questo attraversamento felicemente.
Senza rimpianti. “Bisogna imparare a morire vivendo”. Un concetto difficile da raggiungere, almeno in modo profondo.
Lasciare, gradualmente, gli attaccamenti terreni. Anche gli affetti. Ma non nel senso di non amare più. Rendendosi semmai conto che nulla è per sempre, che ci sono cose che un uomo deve compiere da solo, perché fanno parte dell’evoluzione, della crescita. Naturalmente spirituale.
Così ritroviamo questo vecchio in una casa spoglia di tutti i ricordi che aveva accumulato per anni. Insieme ai due figli, ai nipotini e alla moglie. Che ridono del suo passaggio, pur essendo dispiaciuti.
Si può ridere, quando qualcuno svanisce nel nulla?
Certo, se ci si rende conto che noi non siamo un corpo. Come non siamo il vestito che portiamo. Un pantalone si logora. Al punto da dover essere buttato.
Così il corpo umano. L’anima non invecchia. Ma il corpo si consuma.
Noi non siamo un braccio, una mano. Noi non siamo nemmeno il cervello. Noi non siamo un involucro. Quando questa esteriorità si esaurisce, non resta che cambiare. Gettare l’Io che conosciamo per costruirne un altro.

Un presupposto fondamentale però è il non avere rimpianti. E Terzani si trova in una situazione di vantaggio. Ha viaggiato, conosciuto culture diverse, realizzato ogni suo sogno.
Ha visto la guerra del Vietnam, con la vittoria dei khmer-rossi.
E’ entrato nel mondo di Mao, in cui credeva fortemente.
Ha vissuto nel triste Giappone.
La Russia.
Ed in fine l’India, che gli ha permesso di venire in contatto con il proprio intimo.
Il passo più importante, dice, è stato sull’Himalaya, con il vecchio della montagna, a meditare. A vivere di silenzi, di conversazioni, di natura.
Questo gli ha permesso di comprendere la futilità della materialità.

Anche l’evoluzione del pensiero è stata notevole. Da una fede quasi fanciullesca verso il comunismo a una delusione e a una noia nel vedere i fatti del mondo. Mao aveva costruito l’uomo nuovo, i Vietnamiti anche. Per farlo, hanno distrutto la loro tradizione, il loro essere cinesi e vietnamiti.
Proprio come avrebbero fatto gli americani o i capitalisti in genere. La rivoluzione, dice, non serve a nulla. Anche se mossa da buoni propositi, non c’è via d’uscita. L’uomo non è in grado di vincere la voglia di omologazione.
Che detta così vuol dire poco. Il suo pensiero è talmente semplice e profondo insieme da non poter essere riassunto.

Ne “La fine è il mio inizio” Tiziano Terzani parla con suo figlio. Una lunga intervista dove viene esternata tutta la felicità di vivere.
Alla fine, osservando il suo volto ormai senza vita, si è incantati e intimoriti.
Certo, è morto. Ma, viene da pensare, forse no. Forse davvero la sua anima è in giro, da qualche parte… E quel che resta del libro è una serie di annotazioni, di riflessioni.
Ed anche un timore di essere in prima linea. Ora tocca a noi, compiere il grande passo. Prima o poi.
E bisogna esser pronti. Prepararsi. Morire vivendo.
Questo è il monito che rimane, col chiudere il volume.
Bisogna imparare a morire. Vivendo felicemente.


La vita ed il film
Tiziano Terzani è stato un grande giornalista, per trent'anni corrispondente dall'Asia. Fu uno dei pochissimi occidentali presenti a Saigon quando i Vietcong vi entrarono da liberatori. Scampò per un nulla a una fucilazione sommaria in Cambogia. Fu uno dei primissimi giornalisti occidentali ad essere ammessi in Cina poco dopo la morte di Mao, dalla Cina sarà anche espulso per attività anticomunista, cioè per aver criticato il regime cinese. 

Durante il crollo dell'URSS visitò le varie repubbliche sovietiche che stavano nascendo; questi scritti sono raccolti nel suo libro "Buonanotte signor Lenin". Terminò la sua carriera di giornalista nella sua amata India.
Appena smessi i panni del giornalista scopre però di avere un cancro e da lì si può dire che inizi la seconda parte della sua vita. Alla ricerca disperata di una cura, prima nella scientificamente avanzata medicina statunitense, poi in giro per l'Asia da vari santoni e ciarlatani, fino a trovare la quiete in una baita sull'Himalaya
La scoperta finale di questo suo viaggio è che la cura non esiste, la morte è la naturale conseguenza della nascita e bisogna quindi accettarla come tale. Questa parte della sua vita è raccolta nel suo libro "Un altro giro di giostra". 

La vita di Tiziano potrebbe essere tranquillamente un film, ma "La fine è il mio inizio" non è una biografia della sua vita, è l'esatta trasposizione dell'omonimo libro. 
Tiziano ormai morente, ritirato sui monti dell'Appennino toscano, decide di avere una serie di conversazioni col figlio. Da queste conversazioni sulla sua vita e sul senso della vita, ma anche sul suo passato di uomo e giornalista, sui grandi avvenimenti storici e quant'altro, nasce l'ultimo libro uscito postumo. 

Questo film è davvero inusuale, in contrasto con le dure leggi del cinema e dell'intrattenimento. Per quasi tutta la durata si vedono i dialoghi padre-figlio, un'opera fatta di parole, sguardi, silenzi e paesaggi. Tiziano racconta della sua vita, la vita di un bambino nato da una famiglia proletaria che poi crescendo si troverà dentro le grandi vicende del suo tempo. Ma Tiziano parla soprattutto della sua visione del mondo e della vita. 
 "Perché il morire ci deve fare così tanta paura? Ma come, è la cosa che hanno fatto tutti prima di noi!" 
Bene Bruno Ganz ed Elio Germano. Il primo sembra aver ben studiato il modo di esprimersi di Tiziano, mentre il secondo, avendo incontrato prima del film Folco, lo rispecchia bene. Germano è infatti sempre defilato, oscurato come Folco dall'ingombrante figura del padre. 
Bella la fotografia e notevoli anche le musiche di Ludovico Einaudi

Da sottolineare che il film è stato girato proprio a casa Terzani ad Orsigna, i bei paesaggi sono dunque quelli dell'Appennino pistoiese. 
Il risultato però è un film riuscito a metà. Molto ambiziosa, oltretutto, l'idea di trasporre un libro come "La fine è il mio inizio" in poco più di un'ora e mezza. Il pensiero di Terzani ne esce quindi incompleto e la sua stessa figura viene un pochino sminuita. 
Più interessante, forse, sarebbe stato un film sulla vita di Terzani, sui suoi viaggi in giro per l'Asia. Per gli affezionati lettori del giornalista fiorentino, questo film risulterà poco interessante, in quanto è una ripetizione di cose già sentite che si potevano ascoltare direttamente dalla bocca di Tiziano. Per chi invece si affaccia per la prima volta alla figura di Terzani, questo film non invoglia poi molto ad approfondire un pensiero che meriterebbe invece molta attenzione.
Per udire parte della cose dette in questo film e molte altre direttamente dalla voce di Tiziano, è consigliabile la visione del film-documentario "Anam, il senzanome" di Mario Zanot, che riporta l'ultima intervista a Tiziano ormai ritiratosi ad Orsigna.
"L'inizio è la mia fine e la fine è il mio inizio. Perché sono sempre più convinto che è un'illusione tipicamente occidentale che il tempo è diritto e che si va avanti, che c'è progresso. Non c'è. Il tempo non è direzionale, non va avanti, sempre avanti. Si ripete, gira intorno a sé. Il tempo è circolare. Lo vedi anche nei fatti, nella banalità dei fatti, nelle guerre che si ripetono." (Tiziano Terzani)



Fonte: 
http://www.zam.it
http://www.filmscoop.it

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