mercoledì 19 settembre 2012

La meditazione secondo J. Krishnamurti

Uno tra i miei primi incontri con la meditazione fu J. Krishnamurti. Nonostante da allora sia già trascorso un bel po’ di tempo non si è fermato mai nulla, né il deflusso dell’acqua sotto i ponti della vita, né il mio orologio biologico. 


Tuttavia ho constatato, con gran meraviglia, come la mia mente sia divenuta via via meno frenetica, come talvolta si sia messa spontaneamente in disparte ad osservare senza che vi fosse più alcuno a poterlo confermare. In quei formidabili frangenti erano rimasti cioè solo gli eventi, gli accadimenti. Per me è stato ed è tuttora più che sufficiente. Non ho intenzione di andare oltre. E dove poi? Forse in un forum … 
Qualsiasi forma di meditazione cosciente non è la cosa che ci vuole: non potrà mai esserlo. Un tentativo deliberato di meditare non è meditazione.  
Deve accadere; non può essere provocata. La meditazione non è un gioco della mente e neppure del desiderio o del piacere. Tutti i tentativi di meditazione non sono che il suo esatto diniego. Sii solamente consapevole di ciò che stai pensando e facendo, e niente altro. Vedere, ascoltare, è il fare, senza ricompense o punizioni. L’abilità del fare sta nel vedere, ascoltare. Ogni forma di meditazione porta inevitabilmente all’inganno, all’illusione, perché il desiderio acceca. 

Il tempo non è un elemento della meditazione, come pure non lo è la parola che significa il meditante. Non c’è nessun meditante in meditazione. Se c’è, non è meditazione. 
Qualsiasi autorità in materia di meditazione è l’esatta negazione di essa. Tutte le conoscenze, i concetti e gli esempi non trovano posto nella meditazione. La completa eliminazione del meditante, di colui che esperisce, del pensatore, è la vera essenza della meditazione. Questa libertà è l’atto quotidiano della meditazione. L’osservatore è il passato, il suo campo è il tempo, i suoi pensieri, immagini e ombre creano legami col tempo. 

La conoscenza è il tempo, e la libertà dal conosciuto è la fioritura della meditazione. Non ci sono sistemi, e quindi non c’è direzione verso la verità o la bellezza della meditazione
L’ascolto scaturisce dalla completa tranquillità, dal totale silenzio. Ascoltare il pensiero di qualcuno o un merlo su un ramo o ciò che si sta dicendo, senza nessuna reazione del pensiero, determina un significato completamente differente da quello stabilito del movimento di pensiero. Questa è l’arte di ascoltare, ascoltare con totale attenzione: non c’è nessun centro che ascolta. 
Se hai mai passeggiato per conto tuo in alta montagna tra i pini e le rocce, lasciando tutto nella lontana valle sottostante, quando non ci sono sussurri tra gli alberi e ogni pensiero è andato svanendo, allora potrebbe venire a te… “quella cosa“. Se la trattieni non tornerà mai più. 
Devi rimanere solo con gli alberi, i prati e i torrenti. Non sei mai solo se porti con te le cose del pensiero, le sue immagini e i suoi problemi. La mente non deve essere riempita con le rocce e le nuvole della terra. Deve essere vuota come un vaso appena fatto. Solo allora vedresti qualcosa nella sua totalità, qualcosa che non era mai stata prima. 
Non puoi vedere questo se “tu” sei lì; devi morire per vederlo. Puoi pensare di essere la cosa più importante del mondo, ma non lo sei. 
Puoi avere tutte le cose che il pensiero ha messo insieme, ma sono tutte vecchie, usate e cominciano ad andare in rovina. 
Ascoltare la parola è una cosa, ascoltare la “non-parola” è un’altra; (…) 

Le parole hanno dato muri splendidi, ma non spazio. Durante la passeggiata, privo di pensieri, osservavi semplicemente senza l’osservatore e divenivi improvvisamente consapevole di una sacralità che il pensiero non era mai stato in grado di concepire. 
Non c’è alcuna via verso la verità, sia essa storica o religiosa. Non è da esperire o da trovare nella dialettica, né da vedere in opinioni mutevoli e credenze. Ti imbatti in essa quando la mente è libera da tutte le cose che ha messo insieme.

Fonte: 
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