lunedì 22 ottobre 2012

Hunger Games

Un blockbuster, un film realizzato ad Hollywood, può essere "politico"? Un prodotto creato all'interno di precise logiche di mercato, può davvero andare contro al sistema?


Ogni anno tra le rovine di quello che fu il Nord America, lo stato di Panem obbliga ognuno dei suoi dodici distretti a mandare un ragazzo e una ragazza a competere agli Hunger Games. In parte bizzarro spettacolo, in parte stratagemma intimidatorio del Governo, gli Hunger Games sono un evento televisivo nazionale nel quale i "Tributi" devono combattere gli uni con gli altri per la sopravvivenza. Contrapposta ai Tributi ben allenati che si sono preparati agli Hunger Games per tutta la vita, Katniss è costretta a contare sul suo brillante istinto oltre che sull'addestramento di un precedente vincitore dei giochi, l'alcolizzato Haymitch Abernathy. Per tornare a casa al Distretto 12, Katniss deve fare scelte impossibili nell'arena, che metteranno sulla bilancia la sopravvivenza contro l'umanità e la vita e contro l'amore. 

Quando ci si confronta con la trasposizione cinematografica di un libro letto, il giudizio non può essere mai obiettivo o privo di critiche. Eccetto alcuni rari casi, il film ne esce sempre sconfitto.
La libertà d’immaginazione che un libro permette al lettore supera di gran lunga qualunque trasposizione cinematografia − anche quando è fatta molto bene −, ma ci sono le eccezioni che confermano la regola e Hunger Games è una di queste. 

Hunger Games è un lungo viaggio in un mondo diverso distopico che incolla lo spettatore allo schermo dall’inizio alla fine. Due ore di intrattenimento mescolate a riflessioni spontanee, che nascono grazie ad una regia notevole e una sceneggiatura che risulta più incisiva rispetto al libro. 
Se nel libro l’autrice Suzanne Collins sceglie di raccontare il mondo di Panem − dove è ambientata l’intera storia − attraverso gli occhi, le esperienze e il vissuto della protagonista Katniss (mancando però di una vero approfondimento caratteriale ed emotivo), il film necessariamente e in maniera più astuta amplia la visuale dello spettatore spostando la prospettiva dell’intera vicenda, dalla protagonista mera pedina di un gioco al mondo dittatoriale nel quale ella vive. Questa scelta ha reso la pellicola decisamente più incisiva e meno superficiale. 
 Lo spettatore si trova immerso in un mondo in cui dei giovani dai 12 ai 18 anni vengono scelti il giorno della “mietitura” per partecipare come tributi agli Hunger Games, un gioco al massacro − fortemente spettacolarizzato − in parte pilotato dagli stessi spettatori. 

Gary Ross − il regista del film − e gli scenografi hanno lavorato su questo momento del film con estrema cura, ricreando un atmosfera che ricorda molto da vicino le deportazioni e gli assembramenti visti nei film sul nazismo, ragazzi e ragazze abbigliati con miseri vestiti della festa schedati e ammassati come animali in attesa di sapere se quel giorno saranno sorteggiati a morte certa. Questa scena coinvolge emotivamente lo spettatore, che sente calare sulle proprie spalle il peso di un potere dittatoriale. Inoltre, l’inserimento di piccole ma incisive scene non presenti nel libro (il colloquio del presidente, Donald Suterland e lo stratega Seneca. Le immagini delle ribellioni dopo la morte di un tributo) permettono allo spettatore di vivere l’atmosfera, le dinamiche di un mondo nel quale la protagonista Katniss (Jennifer Lawrence) si ritrova suo malgrado incatenata. Passiva, non per scelta, ma per necessità. 
Il film diventa così la storia non di una ragazza che lotta contro un potere più grande di lei ma il simbolo di un sistema crudele e oppressivo, dove alla gente viene ricordato sempre il loro posto all’interno della società. Questo elemento è supportato anche dal fatto che, rispetto al libro della Collins, la storia d’amore dei protagonisti risulta decisamente più marginale e meno essenziale ai fini della storia. 

Dal punto di vista scenografico e degli effetti speciali, Hunger Games risulta decisamente intrigante per lo spettatore che non conosce il libro, ma per il lettore le scene risultano meno efficaci rispetto alle descrizioni fatte dall’autrice che ha saputo creare delle immagini fortemente evocative. Mi riferisco, in particolare, alla parata dei tributi e alla città di Capitol City e i suoi abitanti.
 

Personalmente ho trovato ottime le scelte del cast, sia dal punto di vista fisiognomico che recitativo; si è creato un continuum rispetto al libro gradevole e quanto mai inaspettato. Katniss e Peeta (Josh Hutcherson) risultano credibili nei loro ruoli e Woody Harrelson è riuscito, in poche battute, a ricreare un personaggio complesso come il mentore Abernathy. Un plauso al grande Stanley Tucci, nel ruolo dell’istrionico Caesar.  

Hunger Games è un film perfettamente congeniato, che sa coinvolgere e intrattenere lo spettatore per l’intero spettacolo, godibile e intrigante per certi versi. Non deve essere confuso, però, con un film i cui intenti risultano essere più profondi. È − e rimane − un film che, come il libro della Collins, sfiora solamente la complessità di riflessioni che un mondo come Panem avrebbe potuto far nascere negli spettatori o nei lettori e da questo punto di vista non centra l’obiettivo che il genere distopico si prefigge.

Per concludere solo una piccola riflessione.
Questo gioco, violento e crudo, viene trasmesso sotto forma di reality show. Prima di entrare nel gioco vero e proprio, i ragazzi vengono trattati come star, partecipano ad interviste e su di loro viene creato una specie di "mito" .
Chi segue tutto questo sono gli abitanti di Capitol City, la parte ricca del paese, quelli che si permettono di vivere nel lusso più sfrenato e che si permettono, soprattutto, di giocare con la vita di 24 ragazzi!
Seguono in maniera morbosa questo gioco spietato e crudele, quasi come se fosse una corsa di cavalli, senza dar peso al fatto che chi perde muore!
Quello che colpisce di più è proprio il fatto che la violenza viene passata come show. Vedendo il film il primo pensiero è che quella gente sia anni luce lontana da noi, si prova davvero una sensazione di schifo davanti a gente che gioca con la morte delle altre persone... però pensiamoci bene... quante volte al telegiornale vengono mandate immagini crude e violente?
Io ho ancora impresso l'incidente di Simoncelli, le immagini oramai le sappiamo tutti a memoria... per non parlare, sempre rimanendo in tema sport, dei numerosi video che riprendono dettagliatamente la morte sul campo di Morosini. La ricerca, agghiacciante, di andare a cercare nel dettaglio le espressioni del volto degli ultimi istanti di vita di una persona.
La morte di giovani ragazzi, sbattuta davanti ai nostri occhi , come uno show!
Siamo così sicuri di essere lontani dall'Hunger Games?
Fonti:
The Hunger games, un film che fa pensare!
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