sabato 20 ottobre 2012

Studio dell'U.E.: scenari "dragoniani" di controllo demografico per i prossimi 40 anni

Uno studio del 2011 finanziato dalla Commissione Europea e dal WWF presenta misure draconiane di controllo delle nascite, tasse individuali sulle emissioni di carbone, canali d’informazione controllati dal governo e legalizzazione del suicidio volontario e assistito nei paesi europei.


Un gruppo di studio finanziato dall’Unione Europea chiamato The One Planet Economy Network (OPEN-EU) ha elaborato nel 2011 un documento totalmente ignorato dall’attenzione pubblica e dai mezzi d’informazione di massa. Questo, finora. Il documento, intitolato Scenari verso un’Economia Planetaria Unica in Europa (1) riporta diversi scenari o “percorsi” che l’Unione Europea dovrebbe seguire per raggiungere una cosiddetta “Economia Planetaria Unica”. Finanziata con i fondi del Settimo Programma Quadro di Ricerca e Sviluppo dell’Unione Europea e dal WWF, il documento segue pedissequamente i tipici scenari dell’Agenda 21. Nel documento, intriso di termini come “sostenibilità” e “matrice ecologica”, gli autori delineano quattro distinti percorsi che conducono alla cosiddetta “Economia Planetaria Unica”. Stessa cosa è riportata all’inizio dello stesso studio. 


“Ci sono quattro storie che forniscono visioni alternative, non necessariamente ideali, della transizione verso l’Economia Planetaria Unica in Europa entro il 2050; scenari che presentano sia una descrizione di vita in Europa nel 2050 sia dell’organizzazione politica necessaria per sostenere la transizione verso quest’unico e comune punto di arrivo, sulla base di diverse premesse del futuro”. Questo è l’elenco delle Quattro “narrazioni”: 
  1. Capacità e attenzione 
  2. Avanti veloce 
  3. Punto di Rottura 
  4. Al Rallentatore 
Per avere un’immagine chiara degli strumenti “draconiani” proiettati verso l’inevitabile fine del mondo, sarà necessario citare gli autori per esteso, soprattutto riguardo al “Punto di Rottura.
L’“assetto politico” indicato comprende quanto segue: 
 “L’UE deve prendere delle drastiche misure per ridurre la crescita demografica sia in Europa sia, e soprattutto, nel resto del mondo, per evitare che la crescita della domanda (in un momento in cui l’innovazione tecnologica è stagnante e le risorse naturali – combustibili fossili e terreno agricolo – sono in esaurimento) facciano innalzare ulteriormente i prezzi. In alcuni paesi europei l’aspettativa di vita è stabile, in altre si riduce.” 
Più Avanti, con il titolo “Demografia”, leggiamo: 
“All’inizio del 2012, una delle misure adottate per il controllo demografico era di ridurre gradualmente – fino ad annullarli – gli assegni familiari alle famiglie numerose. Entro il 2020, tali assegni sono riconosciuti solo fino al secondo figlio. Considerando che in generale l’economia è ormai basata sul lavoro intensivo, le politiche d’immigrazione si sono nel frattempo rilassate per attrarre lavoro specializzato, soprattutto nel campo agricolo. Questo aumenta la tensione sociale in Europa. Per attuare il controllo della popolazione, gli accordi commerciali bilaterali hanno bisogno di partner commerciali.” 
 Benché il documento camuffi i suoi modelli “politicamente rilevanti” sotto il termine intenzionalmente vago di “scenari”, molte delle misure descritte sono attualmente già state adottate. Quando gli autori dicono che “gli accordi commerciali bilaterali richiedono partner commerciali per poter applicare le misure di controllo demografico”, va sottolineato che è una cosa che già accade oggi. Nel mio articolo “ONU e Banca Mondiale tengono in pugno le nazioni sovrane con la clausola della riduzione della popolazione (2) , fornisco le prove, senza dubbio alcuno, che tali accordi commerciali sono già in atto. 
In un “documento di discussione” (3) della Banca Mondiale del 2007 è ben descritto il ruolo della Banca stessa in questi accordi: 
“La Banca è in una posizione di potenziale forte vantaggio nel trattare questi argomenti al più alto livello politico nei vari paesi, non solo a livello di Ministri della Salute, ma anche di Finanze e Pianificazione e Sviluppo. Questo è un punto fondamentale, considerato il crescente aumento del riconoscimento all’economia politica di un ruolo cruciale nella realizzazione dei programmi sanitari legati alla riproduzione umana, soprattutto in paesi ad alto tasso di natalità”. 
Il documento indica due nazioni attualmente già sottoposte al regime di controllo demografico da parte della Banca Mondiale. Primo esempio: il Niger. La Banca Mondiale ha già stabilito dei cosiddetti “paletti” che il paese in questione deve rispettare per poter continuare a beneficiare degli aiuti della Banca. Nel caso del Niger, che l’IMP classifica come “paese povero con alto tasso d’indebitamento” e, quindi, facile da soggiogare, il documento riporta: 
“La crescita della popolazione è documentata e si pianifica un ESW – Economic Sector Work – Studio di Settore. Una strategia nazionale della popolazione e della sanità riproduttiva non è solo un limite imposto di Strategia di Aiuto al Paese (CAS-Country Assistance Strategy), ma anche una fonte di prestiti economici, mentre la sanità riproduttiva fa parte dei cosiddetti “paletti” della CAS”. 
“Alta fertilità e rapida crescita demografica non solo sono considerate problemi gravi, ma la fertilità è anche usata come parametro di performance CAS. Inoltre, è stato programmato ed eseguito un ESW sulla popolazione. Quell’ESW è stato determinante nella promozione del dibattito interno sui problemi demografici, e ha condotto a un’operazione demografica indipendente dell’IDA (International Development Association), attualmente in corso di preparazione, la prima – dopo molti anni – operazione specifica sulla popolazione nella Regione Africana della Banca Mondiale. La preparazione della Strategia Nazionale della Popolazione e della Sanità Riproduttiva è anche stata un “paletto” CAS e una fonte di prestiti, mentre la sanità riproduttiva era uno dei pilastri fondamentali dei “paletti” CAS”. 
Si spiega chiaramente in questo linguaggio tipicamente tecnocratico il vero modus operandi adottato, rivelando apertamente chi sonoi complici della Banca. 
“Si sono uniti allo sforzo anche altri partner della Banca, come l’Unione Europea. Finalmente i problemi demografici assumono alta priorità nel nuovo sistema di Crediti alle Politiche Agricole e Sociali (Prestiti alle Politiche di Sviluppo).” 
E di nuovo. Il documento del 2011 sottolinea che “sono limitati i rapporti commerciali con quei paesi che non adottano misure di controllo demografico”. 
Un altro problema presentato nello scenario “Punto di Rottura” è la forte espansione della legislazione comunitaria: 
“Nel 2050 – scrive il documento – “gli europei saranno costretti ad adottare stili di vita ecologici – ad esempio, il divieto di viaggi individuali a lunga distanza non essenziali. A quel punto, i viaggi aerei sarebbero diventati troppo costosi per la maggior parte della gente. Lo stato controllerebbe e influenzerebbe ogni possibile canale educativo, d’informazione e di marketing per diffondere questo messaggio, allo scopo di imporne l’affermazione e l’applicazione e modificale la comune percezione della sostenibilità”. 
Si giunge quindi all’elaborazione della scenario-trappola di una popolazione in stile Agenda 21:
“La maggior parte degli Europei vive in aree metropolitane densamente popolate, in quartieri residenziali compatti e altamente efficienti. Le unità abitative comprendono due o tre persone. I quartieri residenziali sono essenziali, energeticamente efficienti, controllati da sensori intelligenti che permettono allo stato di regolare l’utilizzo delle infrastrutture energetiche, monitorarne il consumo, il carico e, se necessario, tagliare la fornitura di energia elettrica.” 
Riascoltiamo un attimo queste parole: “Lo stato controlla uso, carico e se necessario taglia la fornitura di energia”. Fantastico, vero? E se non vi è bastato, ascoltate questo: 
“Nel 2015, nei Paesi Europei il suicidio volontario o assistito sarà diventato legale”.

“Entro il 2020, la maggior parte dei canali d’informazione sarà controllata dal governo e utilizzata nel tentativo di indurre nuovi comportamenti sociali; al motto di “Forte giocare entro i limiti!” oppure “Verde = Crescita”. 
Cito l’attuale Commissario Europeo all’Ambiente Potočnik, che ha dichiarato che “attribuisce più importanza alle politiche che mirano a cambiare i comportamenti umani più che a politiche reattive che puniscono chi inquina”. Mi tornano in mente anche altri commenti fatti da questo stesso commissario in un discorso postato sul sito internet della Commissione Europea . Nel suo discorso Potočnik ricordava il suo “caro amico” Achim Steiner, Direttore Esecutivo dell’U.N. Environment Programme, secondo il quale l’idea di governare sui mercati era un accordo previsto dall’Agenda 21 fin dai suoi inizi, nel 1992, durante il noto Earth Summit di Rio de Janeiro:  
“Vent’anni fa abbiamo convenuto su cosa fare, ora abbiamo gli strumenti per farlo. Se non arriviamo al cuore delle politiche economiche, ci ritroveremo un giorno a Rio -+40, sentendoci ancora più in colpa. I mercati sono costrutti sociali. Non sono una forza come la gravità. Possono essere governati.” 
Con queste poche frasi a effetto, il Segretario Generale dell’ UNEP rivela molte cose. 
Primo: che le attuali disparità economiche offrono “gli strumenti” per applicare un’Agenda (la 21) concordata nei primi anni ’90. 
Secondo: che il nostro caro Segretario Generale vuole “arrivare al cuore delle economie”.
Terzo: che fin dall’inizio dell’Agenda 21 si era già convenuto che i liberi mercati dovessero essere controllati. 
In risposta alla citazione de “il caro amico alle Nazioni Unite”, il commissario europeo per l’ambiente ha aggiunto del suo a quest’incredibile montagna di dichiarazioni assolutistiche, dicendo:  
“Sì. Possono essere governati e devono essere governati”. 
L’ultimo scenario previsto dal Gruppo di Studio dell’Unione Europea, intitolato “Al Rallentatore”, Il documento elenca molte altre cose che non riporto in questo mio articolo. Una sfida per i lettori: studiate questo documento, insieme con altri documenti dei radicali ambientalisti, quei piccoli e asettici tecnocrati che circolano a Bruxelles. 
 L’Agenda 21, o con qualunque altro termine essa sia oggi promossa e chiamata, è letteralmente intrecciata nel tessuto delle grandi imprese e dei governi. Per questo motivo, tutte le relative affermazioni e pubblicazioni emanano un sentore di tirannia e quindi hanno quel sapore d’intrinseca tirannia, quindi non valide. 

di Jurriaan Maessen 
Fonte: 
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