domenica 24 marzo 2013

L'essere umano esiste solo sulla Terra?

Spesso la domanda più comune che la scienza e la fantascienza si pongono si impernia sul fatto se esista o meno la vita intelligente su altri pianeti. Ma c'è un'altra domanda altrettanto importante e sconvolgente per l'umanità. L'essere umano potrebbe esistere anche su altri pianeti? 

Cercheremo di rispondere a questa domanda considerando ciò che la scienza ha scoperto recentemente e non. Considerando che l'uomo è apparso sulla Terra appena nell'ultimo minuto della sua formazione, l'essere umano oltre a non essere sempre esistito è comparso sulla Terra come sono comparsi gli altri esseri viventi vegetali e animali. Tutti gli esseri viventi si sviluppano secondo un percorso evolutivo dovuto all'adattamento. La conformazione degli esseri viventi del nostro pianeta dipende fortemente dalle condizioni di gravità, composizione dell'atmosfera, relazione con l'ambiente. Tutti gli animali terrestri ad esempio hanno sviluppato un sistema cardio respiratorio molto simile: un cuore e due polmoni. Lasciando stare gli animali che sono ibridi e che vivono sia in acqua che in terra, l'uomo respira con lo stesso sistema con cui respirano gli altri animali terrestri. Considerando che prima di evolversi in essere umano, l'uomo non era altro che un animale antropomorfo ricoperto di peli, molto simile ad una scimmia, si è poi evoluto grazie ad una serie di condizioni favorevoli allo sviluppo cognitivo fino ad arrivare alla capacità di costruire oggetti sempre più complessi, nonché alla consapevolezza di sé e del mondo che lo circonda. 

La consapevolezza analitica si è sviluppata sempre di più al punto che oggi l'uomo è arrivato a sondare il cosmo con potenti telescopi, ampliando sempre di più la sua conoscenza. 
Soltanto l'uomo, quindi, rappresenta sulla terra l'unico essere vivente consapevole di abitare su un pianeta circondato dall'universo. Ma se pensiamo che l'esistenza dell'uomo intelligente sia scontata o sarebbe dovuta comunque avvenire, siamo lontani dalla realtà dei fatti. 
Nell'arco della sua storia lunghissima il pianeta Terra ha sviluppato già due volte, scenari di vita nei quali l'uomo non era affatto presente. Questi due scenari sono stati interrotti da due asteroidi 500 milioni e 250 milioni di anni fa. Da queste due interruzioni la vita si è trovata a rinascere quasi da zero dato che era stata quasi del tutto cancellata. 
500 milioni di anni fa le specie eliminate dall'asteroide sono state il 99,7 per cento. Da quell'estinzione di massa nacquero specie di esseri viventi molto più grandi (i dinosauri ), questo era dovuto alla composizione dell'aria. Invece dal secondo impatto si sviluppò una vita decisamente più minuta e, nel teatro delle specie, comparvero i mammiferi tra cui l'essere antropomorfo da cui si sarebbe sviluppato l'uomo. 

Ogni volta la vita si è sviluppata partendo da organismi molto semplici e, per giungere di nuovo alla complessità, ci sono voluti milioni di anni. Questa analisi scientifica è stata il frutto di anni e anni di ricerca delle prove, ormai non è più un mistero che le cose siano andate così. Da questo quadro è facile dedurre che la comparsa dell'uomo sulla terra non è scontata, non è affatto una certezza matematica come molte filosofie o religioni amano propagandare o lasciare ad intendere. Bastava che mancasse all'appello anche una piccola caratteristica e l'uomo non sarebbe mai nato. Se ad esempio quella scimmia antropomorfa non avesse avuto l'indice opponente o se non fosse nata per niente nel teatro del regno animale, il pianeta Terra si sarebbe trovato ad avere tutti gli animali tranne quello da cui si sarebbe evoluto l'uomo. 
E se la comparsa dell'uomo non è così scontata sulla terra, figuriamoci se lo può essere nell'universo. Se altri pianeti hanno sviluppato la vita intelligente, questa potrebbe essere molto diversa dall'essere umano e sicuramente lo è. 

Gli ufologi non fanno che parlarci di esseri diversi dall'uomo, ma che comunque ricordano l'uomo, in realtà la conformazione dei nostri "cugini" extraterrestri potrebbe essere così lontana e diversa dalla forma umana da renderla mostruosa ai nostri occhi. Supponiamo anche che le forme nell'universo tendano a ripetersi, questa ripetizione non sarebbe comunque troppo vicina all'immagine antropomorfa, in quanto l'astronomia ci ha appena rivelato che i pianeti simili alla terra hanno tutti una massa maggiore rispetto al nostro pianeta. Quindi se anche vi esistesse un essere umanoide questo avrebbe caratteristiche diverse dalle nostre. Senza dare per scontato che quell'essere intelligente non si è sviluppato dal nostro antenato antropomorfo, ma probabilmente da un altro essere animale alieno totalmente diverso dalla scimmia. 
Detto ciò, va da sé che la vita intelligente extraterrestre dovrebbe apparire molto diversa dalla figura umana. 

Se ora abbiamo descritto gli elementi di diversità dobbiamo però valutare gli elementi in comune che dovranno essere per forza presenti perché siano di presupposto all'intelligenza. In comune con l'uomo dunque, dovrebbe comunque avere la simmetria del corpo, la posizione eretta e le mani prensili: condizioni indispensabili appunto allo sviluppo dell'intelligenza. Immaginiamo quindi un essere che abbia comunque due arti e due gambe e cammini in modo eretto. 
Nessun quadrupede con le zampe infatti sarà mai in grado di costruire nulla, tanto meno una nave spaziale per giungere fino a noi. Potrebbe avere comunque tatto, vista e udito più sviluppati, specialmente se si trattasse di una specie più evoluta dell'uomo sicuramente avrebbe il sesto senso e sarebbe capace di una percezione del mondo e delle cose che va oltre lo spazio ed il tempo. 
Se è capace di giungere fino a noi è un essere talmente lucido da conoscere profondamente la natura dell'universo e dello spazio, tanto da poterlo attraversare risolvendo il problema delle enormi distanze. 

Insomma, seguendo soltanto la logica siamo giunti a ciò che certi contattisti sostengono di aver incontrato: un essere diverso dall'uomo, ma comunque umanoide, che ha capacità e facoltà sensitive e mentali maggiori rispetto all'essere umano. E se esistono anche dei "cugini" dello spazio che non hanno ancora queste capacità, questi cugini sarebbero comunque diversi da noi in quanto si sono sviluppati sul loro pianeta e non sul nostro. Così come l'uomo è stato partorito dal pianeta Terra, anche loro sarebbero stati partoriti in seno al loro pianeta. Ne deriva che un alieno che arrivasse sul nostro pianeta avrebbe quindi bisogno di una tuta per adattarsi al nostro sistema e la cosa sarebbe valida anche per noi uomini, qualora un giorno ci trovassimo ad aver la capacità di raggiungere i loro pianeti. 

ll succo di tutto questo discorso ci lascia dedurre quindi che ogni essere vivente è unico e irripetibile nel suo genere. Se paradossalmente l'uomo si trovasse ad estinguersi, probabilmente non rinascerebbe più e scomparirebbe per sempre dalla faccia della terra e dell'universo. La Terra potrebbe dar vita ad un nuovo essere intelligente, ma non sarebbe più uguale all'uomo anche se molto simile. Sulla terra esistono infatti delle scimmie da cui potrebbero svilupparsi i nuovi esseri antropomorfi. 
Il fatto che la vita si realizzi, si sviluppi, si conformi e si evolva ci sembra comunque un magnifico miracolo. A tutti noi ci sembra straordinario che ciò possa accadere, ma forse non lo è. 
L'universo infatti è un entità nella quale tutto si conforma secondo precise leggi chimiche e fisiche: processi lunghissimi in cui avviene il passaggio tra stato organico e inorganico. La scienza ha scoperto che siamo stati partoriti dall'universo stesso e dal "fango" dei primi microrganismi unicellulari, dai quali tutta la vita ha avuto origine. 

In pratica è l'universo stesso che con i suoi processi fisici e chimici partorisce la vita. Secondo quest'ottica la vita è un fenomeno intimamente legato al suo contesto universale e fenomenico. L'universo è generatore di materia e di esseri viventi e ciò fa parte intrinsecamente del suo dinamismo creativo. Ma non bisogna dimenticare che accanto all'aspetto costruttivo questa entità da noi chiamata universo ha anche quello contrario: ossia quello disgregativo. 
Questo ci fa dedurre che l'universo ha avuto un momento di inizio, ma avrà anche un momento di fine. Gli astronomi anno scoperto che le galassie si stanno allontanando tra loro. La fine dell'universo potrebbe essere proprio questa deriva. Tutto finirà per dissolversi e nessuno sa cosa avverrà dopo il dissolvimento. Non abbiamo motivo di preoccuparcene, noi scompariremo molto prima. Questo esito ha il sapore di una grande fregatura, soprattutto se ci illudevamo di essere eterni. Ma dobbiamo ammettere i nostri enormi limiti. 
Soltanto l'altro ieri pensavamo che la luna e le stelle fossero sfere lisce di metallo, finché non è arrivato l'inventore del telescopio. Oggi non possiamo pretendere di essere sicuri sul destino dell'universo. In realtà siamo ancora molto ignoranti.

Fonte: http://retroavanti.blogspot.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...