mercoledì 13 marzo 2013

Petrus Romanus

“Durante l'ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà Petrus Romanus, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine.” 


Si conclude con queste parole la profezia di Malachia, che descrive l’ultimo Papa prima dell’Apocalisse, intesa nel suo significato letterale come “Rivelazione” ed in significato più ampio “Rinnovamento”, con l’espressione “Petrus Romanus”, d’interpretazione ad oggi discussa e confusa. Il Papa nero, come scritto in un mio precedente intervento, potrebbe essere identificato con il Papa dimissionario Ratzinger a causa di uno stemma personale presente sul suo mitra papale, il copricapo che ha sostituito la tradizionale tiara. Ma in lui convergerebbe anche l’identificazione del 111° Papa, il cosiddetto “de gloria olivae”, a cui, secondo la profezia, succederebbe Petrus Romanus, che presagirebbe la fine della Chiesa.


Il nome di quest’ultimo si presta a differenti interpretazioni: “Petrus Romanus” potrebbe essere infatti una denominazione di stampo tradizionale, che vede l’ultimo rappresentante di una stirpe portare il nome del primo, e nel caso papale del capostipite Pietro, dunque Petrus. È altresì curioso, a tal proposito, ritrovare tra i papabili nel conclave post-Ratzinger alcune figure favorite che includono “Pietro” nel proprio nome. Tarcisio Pietro Evasio Bertone, 78 anni, originario di Romano Canavese, in cui tanti avrebbero anche ipotizzato l’identificazione di “Romanus”, segretario di stato vaticano e camerlengo.
Odilo Pedro Scherer, 63 anni, arcivescovo brasiliano di San Paolo con lunga esperienza curiale, presente sia nella commissione cardinalizia di sovrintendenza dello Ior, la Banca Vaticana, sia nel consiglio dei quindici porporati che si occupa delle questioni finanziarie della Santa Sede, attualmente tra i più quotati accanto all’arcivescovo di Milano Angelo Scola.
Peter Erdo, 60 anni, ungherese, arcivescovo di Budapest, il cui nome potrebbe entrare in gioco in caso di blocco del conclave.
Peter Kodwo Appiah Turkson, 64 anni, arcivescovo di Cape Coast in Ghana e presidente del Pontificio Consiglio di Giustizia e Pace.

Accanto a costoro, altri candidati che dovrebbero raccogliere alcuni voti fin dall’inizio sarebbero lo statunitense Timothy Dolan, l’arcivescovo di Boston Sean O’Malley ed il canadese Marc Ouellet, noto per il suo carisma, o ancora l’argentino Jorge Mario Bergoglio, 76 anni, il più votato dopo Ratzinger all’ultimo conclave. Un’elezione breve, conclusa nel giro di un giorno o al massimo due, vedrebbe trionfare uno dei candidati più forti della prima ora, mentre un’elezione più lunga potrebbe portare a delle sorprese.
In ogni caso lo Stato Vaticano, quella Chiesa-istituzione che è ben distinta e differente dalla fede racchiusa nel cuore di ciascuno, sceglierà un candidato carismatico che riporti alla mente quel Giovanni Paolo II capace di convogliare consensi e riavvicinare le genti, per rattoppare la crisi economica ed il peso degli scandali che attanagliano la Santa Sede.

Sarà un Papa capace di ridare speranza, capace di riverberare il suo effetto anche in un temporaneo miglioramento dell’economia generale italiana, salvo poi inevitabilmente vederla rituffare nel suo avvitamento. Sarà, insomma, una manovra puramente politica, che “rivelerà” la caducità del grande teatro in cui siamo immersi, forse risvegliando quel campanello collettivo che è l’urgenza di un cambiamento concreto come da profezie, di cui però possiamo essere i soli artefici.

Limen23 
Fonte: http://limen23.blogspot.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...