domenica 2 giugno 2013

Cloud Atlas

La nostra vita non ci appartiene. Da grembo a tomba siamo legati ad altri. Passati e presenti. E da ogni crimine, da ogni gentilezza, generiamo il nostro futuro!”. Così declama una Giovanna D’Arco con gli occhi a mandorla del 2144, Sonmi-451 (Bae Doona), clone in una Seul distopica chiamata a dirigere la rivolta di un’unione di ribelli contro un sistema totalitario che usa quelle come lei come cibo per altri fabbricati. 


Riassumere Cloud Atlas in poche parole è un compito estremamente difficile. Sei storie si svolgono in parallelo, attraversando epoche diverse ma congiungendosi per spirito e senso ultimo. A metà Ottocento un avvocato (Jim Sturgess) si riscopre abolizionista, ma deve guardarsi dalle insidie di un medico; negli anni ’30 in Scozia un musicista bisessuale (Ben Whishaw) cerca la propria libertà musicale ed esistenziale; negli anni ’70 in California, una giornalista figlia d’arte (Halle Berry) conduce una pericolosa inchiesta su di una centrale nucleare, attorno ad un dossier grondante di sangue; ai giorni nostri in Inghilterra un editore (Jim Broadbent) fugge dalla padella del ricatto di un romanziere criminale e finisce nella brace di una casa di riposo tipo Sing Sing; a Neo Seul, la già citata Sonmi si ribella al Sistema, ma soprattutto s’innamora; nel 2321, in post-apocalittiche Hawaii, i sopravvissuti ridotti a stato primitivo (tra cui Tom Hanks) entrano in contatto con una delle ultime rappresentanti (ancora Halle Berry) di una civiltà tecnologicamente avanzata e si ribellano ad una tribù di diavolacci. 

Premetto che non ho avuto modo di leggere il romanzo originale di David Mitchell nè ho intenzione di farlo molto presto, quindi faccio riferimento solo a quanto ho visto sul grande schermo - che è la cosa migliore da fare, dato che giudicare un film in base al libro che lo ha ispirato è una pratica poco efficace.
Come anzidetto, abbiamo sei storie, ciascuna ambientata in una diversa epoca con personaggi estremamente diversi tra loro: ogni storia è legata alle altre in maniera più o meno evidente. Potremmo dire che Cloud Atlas è un film che parla di reincarnazione, ma non sarebbe corretto. Cloud Atlas parla di scelte e di conseguenze: in un certo senso è un film che esplora il concetto di karma
I vari episodi, apparentemente distanti tra di loro, sono correlati grazie ad un filo rosso di cause ed effetti che impiegano secoli per manifestarsi appieno. 

Un film diretto dai fratelli Wachowski e da Tom Tykwer non poteva che attirare l'attenzione di tutti. 
E' risaputo che i due fratelli registi puntano sempre in alto, dopotutto la loro ambizione e lo sforzo creativo alla base di ogni loro opera sono innegabili e dal potenziale distruttivo (The Matrix). 

 

Cloud Atlas ha letteralmente polarizzato la critica: in tanti lo hanno demolito, ma altrettanti lo hanno ritenuto un capolavoro. Difficile trovare un punto di incontro tra le due diverse opinioni. 
Il primo aggettivo che salta alla mente, quando si tratta di descrivere il film, è "coraggioso". 
Cloud Atlas si presenta nelle sale con una struttura narrativa non lineare, fatta di infiniti salti tra diverse linee temporali, e mette ogni spettatore di fronte ad un enigma di quasi tre ore. Cloud Atlas non vuole un pò della vostra attenzione: la vuole TUTTA. 
E' un film che costringe chi lo guarda a mettere in funzione la materia grigia, a trovare da sè le connessioni tra i vari episodi e la soluzione degli enigmi. Lo spettatore, dal canto suo, deve essere perfettamente consapevole che il film non lo prenderà per mano guidandolo lungo il cammino, e che per quanto possa vedere e rivedere le varie storie non troverà mai una risposta definitiva per le sue curiosità. 
Per quanto mi riguarda definire un film del genere "coraggioso" vuol dire tutto e niente, ma per lanciare una sfida simile agli spettatori, in un'epoca fatta di remake e filmetti premasticati, ci vogliono davvero due palle così. 
Un'epica storia del genere umano nella quale le azioni e le conseguenze delle nostre vite si intrecciano attraverso il passato, il presente e il futuro come una sola anima è trasformata da un assassino in un salvatore e un unico atto di gentilezza si insinua nei secoli sino ad ispirare una rivoluzione.
Dramma storico, thriller politico, commedia, fantascienza distopica e postapocalittica vengono sapientemente mescolati tra loro mentre gli attori principali si prestano a camaleontiche performance in giro per il tempo e per lo spazio. Se c'è un ambito in cui Cloud Atlas brilla è proprio quello del make-up: basti guardare Tom Hanks, che passa da medico a scienziato a gangster a pastore, a Hugh Grant irriconoscibile nei panni di un cannibale tribale, o al sublime Hugo Weaving, che interpreta tra le altre cose un sicario, uno schiavista e il Diavolo in persona... oltre a una malvagia infermiera e ad un severo funzionario nella Neo Seoul del 2144. (Ecco, diciamo che il make-up lascia un pò perplessi quando un attore interpreta personaggi di sesso o etnie diverse, ma la cosa non è poi così fondamentale).


Era proprio necessario un film dalla durata così lunga? Per quanto mi riguarda avrei tagliuzzato un paio di scene qua e là, ma l'esperienza non è stata per nulla pesante. Certo, occorre partire con la giusta predisposizione mentale, oppure si rischia di perdere la bussola e addormentarsi russando. 
Una cosa è certa: Cloud Atlas implora di essere riguardato più volte. Non per trovare un senso definitivo - collegare tutti i personaggi tra di loro è un esercizio impossibile - ma per assorbire le suggestioni del film, e perdersi negli scenari magistralmente realizzati. 
A mio giudizio Cloud Atlas è destinato a diventare un cult. Troppo complesso per il suo stesso bene, non ha incontrato un immediato favore di pubblico e critica pari a quello di altri film altrettanto ambiziosi (come Inception) ma dategli del tempo. Una pellicola così va digerita molto lentamente, perchè ne vale la pena. 

Le disavventure farsesche del signor Cavendish, il mito di Sonmi-451, la scena onirica nel negozio di porcellane, il Sestetto dell'Atlante delle Nuvole, l'indagine di Luisa Rey... sono tutti tasselli di un puzzle che va ricomposto da ogni singolo spettatore: un puzzle più grande delle sue parti.

"Cos'è l'oceano, se non una moltitudine di gocce..." (Madre Teresa di Calcutta)

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