sabato 10 agosto 2013

The words

"La mia tragedia è stata amare tanto le parole, più della donna che le ha ispirate". 
Un libro, un’unica storia, una grande passione. Sono queste le parole chiave che accomunano le vite di Clay Hammond, Rory Jansen e di un anziano e misterioso signore, dando vita, così, a quella lunga storia che prende il nome The words


Il nuovo film di Brian Klugman e Lee Sternthal, risultato di un lungo lavoro iniziato ben dieci anni fa, parla, in realtà, di un’unica storia, al limite tra realtà e fantasia, vissuta attraverso le vite di tre personaggi completamente differenti l’uno dall’altro. Il film inizia come un racconto affidato alla voce fuori campo di Clay Hammond, interpretato da Dennis Quaid, il quale, davanti ad un’intera platea , presenta la trama del suo nuovo libro, portandoci, subito all’interno della vita di Rory e Dora, una giovane coppia statunitense alle prese con i primi problemi matrimoniali e non. La storia sembra seguire il corso degli eventi, senza troppi intoppi o colpi di scena, fin quando, però, non compare sullo schermo il volto di un anziano signore pronto a stravolgere le loro vite con una semplice, ma amara verità. Da qui ha inizio la vera storia, che, sviluppandosi attraverso tempi e contesti storici differenti, porta il pubblico a riflettere su una serie di tematiche, quali la correttezza verso gli altri, ma ancor di più verso se stessi, la capacità di accettare i propri limiti e quella di saper fare dei propri errori dei punti di forza utili per saper crescere e migliorare in qualsiasi momento della propria vita. 

Così come la stessa Zoë Saldana, che nel film interpreta il ruolo di Dora, ha ricordato “il film non rappresenta solo la ricerca spasmodica di fama e successo, ma è piuttosto una caccia dentro se stessi, alla ricerca di quel qualcosa che possa farci sentire un po’ speciali, anche a costo di mentire a se stessi”.

Un film a scatole cinesi con tre scrittori, tre storie d'amore tormentate che si intrecciano alle loro attività letterarie, in un andirivieni tra la Parigi del dopoguerra e la New York dei giorni nostri. E le narrazioni possono proseguire, acquistando vita autonoma, anche dopo che il loro narratore ne abbia decretato la fine. Ma i grandi racconti, in letteratura come al cinema, ce li portiamo dentro, ci restano addosso anche dopo aver chiuso il libro o essere usciti dal cinema.

Un film denso di emozioni, e di colpi di scena: ciascuno dei tre livelli narrativi porta lo spettatore a immedesimarsi con il vissuto dei personaggi.
Tutto ruota intorno alle parole, alla volontà di comunicare qualcosa di importante e duraturo. Lasciare il segno con il proprio lavoro, dedicare anima e corpo a scrivere perché davvero ne vale la pena.
Si riflette molto sulle scelte morali dei personaggi, si vive quanto forte può essere l'ambizione di raggiungere i propri sogni e come le parole siano in grado di diventare l'unica cosa importante, per la quale si è disposti a rischiare tutto.
L'idea del film nasce da una riflessione dello sceneggiatore/regista Brian Klugman su quelle opere letterarie che sono andate perdute come certi racconti di Hemingway. Cosa succederebbe se qualcuno trovasse un manoscritto, magari per sbaglio, nascosto nel doppiofondo di una vecchia valigetta recuperata in qualche mercatino delle pulci in una città dell'antica Europa?
Tutto il film è costruito sulla traduzione in immagini di parole scritte, e dove le prime rimandano continuamente alle seconde. Poco importa che la loro stesura sia stata fatta mediante una vecchia macchina da scrivere, per il vecchio, o con nilmoderno pc, per Rory, o ancora che siano state semplicemente declamate in pubblico, è il caso di Clay, in una sorta di aperitivo con l'autore.



In un mondo governato dalle immagini, The Words è un film che si occupa delle parole scritte, un cinema che si occupa di letteratura, dei rapporti tra vita e finzione, realtà e narrazione. 
Il suo finale piuttosto ambiguo e intrigante, lascia il suo pubblico con il fiato sospeso, riportandoci, di colpo, nella nostra epoca, se pur con uno sguardo sempre rivolto al passato.

Fonti:
http://www.ondacalabra.it/
http://francescast84.blogspot.it
http://www.spaziofilm.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...