domenica 17 novembre 2013

Attenzione agli omosessuali pedofili

Contro natura: il mercato sessuale dei bambini. Altro che normalità. Nulla di personale: ho amiche lesbiche e amici gay. L'omofobia non c'entra, ma è solo un pretesto per soffocare la riflessione critica di chiunque, soprattutto di chi non rientra nel gregge. In altri termini, è in atto un'imposizione generale nel pensiero comune. Dunque, alle perversioni non c'è mai fine. Quando investono gli esseri umani più piccoli e indifesi non ci sono distinzioni possibili, ma soltanto ipocrisia dilagante. 


Il mondo oggi sembra girare al contrario. Probabilmente a breve l’eterosessualità sarà un peccato, mentre parlarne è già reato. Infrangere un tabù e sfidare la loggia gay che sta tentando di far passare come cosa buona e giusta, il sesso degli adulti con i bambini. Basta osservare la pubblicità che usa motivi sessuali anche per i bambini, e le teorizzazioni ormai istituzionali dell’Europa, dove detta legge la congrega pedofila stanziata a Bruxelles. Vale a dire: criminali con divisa oppure doppiopetto dell’autorità, che abusano quotidianamente e impunemente dei minori. Un dato ufficiale (fonte: ministero dell’Interno): ogni anno in Italia spariscono più di duemila minori. Vi trascrivo, senza commento, alcune righe di una commemorazione giornalistica della figura di Mario Mieli, attivista gay alla cui memoria è dedicato un famoso circolo di cultura omosessuale a Roma. L’articolo, scritto da Francesco Paolo del Re, è stato pubblicato sul quotidiano Liberazione l’11 marzo 2008: 

«Altra grande rottura di senso è il riconoscimento della sessualità indistinta, gioiosa e vitale del bambino. Il bambino è, secondo Mieli, l’espressione più pura della transessualità profonda cui ciascun individuo è votato. È l’essere sessuale più libero, fino a quando il suo desiderio non viene irregimentato dalla Norma eterosessuale, che inibisce le potenzialità infinite dell’Eros. Discorso eversivo e scomodo oggi più che mai, in una società attanagliata dal tabù che investe senza appello il binomio sessualità-infanzia, ossessione quasi patologica che trasforma il timore della pedofilia in una vera e propria caccia alle streghe. Quello di Mieli è un monito a tenere bene a mente la vitale, originaria e prorompente sessualità infantile, in modo da non imbrigliarla nelle coercizioni della Norma, che genera inevitabilmente repressione, omofobia, violenza, discriminazione. Mieli non dà risposte, ma lascia aperti interrogativi di ordine etico sul ruolo castrante del sistema educativo (rappresentato dalla famiglia in primis) e sulle potenzialità ancora ignote di un Eros che, se lasciato libero di esprimersi, può fondare una società diversa da quella in cui viviamo. Sicuramente più libera. (…)Una famiglia non eterosessuale, ancorché monosessuale, potrebbe educare un figlio senza castrarlo, ci chiediamo, inculcando in lui i valori di una sessualità più vicina al potenziale transessuale originario? Possono le nuove famiglie contribuire a rompere il circolo vizioso della normatività normalizzante e della normalità normativa? Alla Norma Mieli contrappone l’assunzione e la pratica di tutte le perversioni, che restituiscono agli individui la condizione originaria di transessualità». 
Invito chiunque a fare lo sforzo di leggere il Mieli in merito alla pedagogia gay. Fate questo sforzo, ne resterete stupefatti e capirete perché quel famigerato politicante gay di estrema sinistra (sic!), in quella famosa trasmissione del Maurizio Costanzo Show, rivendicò il buon diritto dei bambini ad avere rapporti sessuali tra di loro e con gli adulti. Non fu un lapsus e nemmeno un equivoco, ma semplicemente l’enunciazione di un principio basilare del gayismo, nazionale ed internazionale. Come ha sempre ribadito pubblicamente lo scrittore gay Aldo Busi. Allora, unioni incivili per legge.

di Gianni Lannes

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