giovedì 7 novembre 2013

Il Trono di Spade - Terza stagione

Ogni volta che una stagione finisce, lo spettatore di una serie tv subisce un lutto, vive la cosiddetta sindrome dell’abbandono: per un po’ di tempo tu partecipi ad un microcosmo e all’ultima puntata ti senti privato di quella “parte di mondo”. Questo vale anche per Il trono di spade – tratto dalla serie di romanzi Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R. R. Martin, ideato da David Benioff e D. B. Weiss, prodotto da HBO.


Ci stiamo ancora pulendo dagli schizzi di sangue di The Rains of Castamere – che, come tutte le none puntate della serie, rappresenta il punto di massima tensione dell’intera stagione -, stiamo accettando ciò che i nostri occhi hanno visto, l’idea che nulla sarà più come prima dopo “le piogge”, dobbiamo accettare che il gioco crudele, violento, sanguinoso dei troni è finito anche per quest’anno. Questo mondo è tanto affascinante proprio perchè come araba fenice si distrugge e si rigenera. Con il cuore che batte all’impazzata, durante tutta la stagione con alti e bassi, seguiamo una storia, un personaggio, per poi di punto in bianco trovarci immersi in un’atmosfera e in un universo altro e così all’infinito, in un saliscendi emotivo che ci lascia svuotati, mai sazi, sempre pronti a ricominciare. La guerra continua senza sosta e senza freni sempre più crudele, i matrimoni nascondono situazioni intricate ed equilibri sempre più fragili (Lannister-Tyrell), i personaggi crescono, mutano (Sansa inizia a comprendere i giochi di potere, Daenerys è regina giusta e magnanima), subiscono una maturazione (Jaime Lannister si umanizza, sporco, barbuto, privato di qualunque regalità, diventa Uomo – meraviglioso nel quinto episodio quando, immerso in una vasca, si racconta), altri, simbolo della serie, si perdono o addirittura muoiono. 

Sangue, potere, vendetta restano punti cardine della stagione: si uccide, si viene uccisi in nome della Famiglia, dell’Onore. C’è chi subisce le più terribili torture fisiche (Theon), chi psicologiche (Sansa), chi dimostra la sua astrusa e stupida sete di violenza (Joffrey), chi, infelice per nascita e fato, dà prova di profonda umanità e comprensione (Tyrion).
Tra vittorie e sconfitte, viaggi lunghi e faticosi, sessualità e religione malata, giunge a termine anche questa terza stagione, che ha un compito arduo: rendere la complessità di una storia viva fatta di molti intrecci e personaggi. 
Benioff e Weiss domano il fuoco, preservano il ghiaccio, fanno un buon lavoro continuando a tenere avvinti i loro adepti e creandone sempre di nuovi. Un po’ tristi e un po’ persi aspettiamo con ansia la nuova stagione, consci che ne Il Trono di Spade nessuno è indispensabile e che noi, come Jon Snow, non sappiamo nulla.

(ATTENZIONE SPOILER) 
Il finale di stagione di Game of Thrones 3 è una bella mattanza, non c'è che dire. Infilata senza preavviso (anche se si capiva che il banchetto era una trappola, era comunque troppo tardi per prepararsi!). Ma dico, ma saranno cose da fare? Sì. Certo che sì. Perché sono episodi come questi, serie come queste, che attirano i maniaci seriali come noi. 
Serie in cui tutto può succedere, in cui l'imprevisto e il colpo di scena sono sempre dietro l'angolo, in cui nessuno è al sicuro. Serie come Lost, The Walking Dead, I Soprano... Tanto per citarne tre. 
Serie in cui i personaggi possono scomparire, evolversi, reinventarsi da un momento all'altro. 

Questi ultimi dieci episodi di Game of Thrones sono stati davvero emozionanti. Dopo un (secondo) finale di stagione di quelli che lasciano il segno (l'assedio ad Approdo del Re, che faceva tanto Signore degli Anelli), abbiamo assistito a una grande stagione. La stagione delle donne. Questa è stata la stagione che ha ufficialmente riscattato i personaggi femminili della serie: Daenerys Targaryen, "il" personaggio ispiratore per definizione, è passata ragazza indifesa e ignara di come gira il mondo, tiranneggiata dal fratello, a sposa contro la propria volontà, a oggetto sessuale, a sposa amata e rispettata, a regina, a madre... Dei draghi. E di tutto un popolo. Anzi, due. 
Nella terza stagione la troviamo a capo di un grande esercito, che la ama e la rispetta. Promotrice della libertà e del diritto di scegliere - lei che di scelta ne aveva avuta poca finché c'era il fratello - Daenerys (che avanza verso il trono che le spetta) è il simbolo della ribellione alle leggi ingiuste della società, ai pregiudizi, agli intrighi che anche in un fantasy come questo vogliono trasmetterci un messaggio molto chiaro: il crimine non paga. 
Ecco perché Cersei Lannister sta per sposare un uomo contro la sua volontà: ha manipolato e mentito, e altre cosine deplorevoli che sappiamo bene, in nome di una libertà d'azione che non le veniva da nobiltà d'animo o carattere, bensì da un potere semplicemente... Ereditato. Ma il ritorno dello Sterminatore di Re la premia, e ci fa intuire che il matrimonio non voluto non sarà celebrato. 
Perché Cersei ha mostrato il suo volto umano, il suo lato materno. Pieno d'amore per i suoi figli perfino per il personaggio più odioso di tutti i tempi, Joffrey

A uno sguardo superficiale potrebbe sfuggire, ma Game of Thrones è incentrata sugli stessi meccanismi di Bene/Male, Giustizia/Ingiustizia, Premi/Punizioni che reggono le grandi serie. Alla fine, in un modo o nell'altro, sopravvivono solo i più forti. Ma gli onesti e i puri di cuore in qualche modo vengono premiati. E mostrare umanità, fare la cosa giusta, amare - perfino personaggi odiosi - riscatta: tutti meritano qualcuno che li ami. Tutti. I puri di spiriti avanzano, già, mentre i tiranni - poco alla volta, perché più avvincente e più credibile - sono destinati a pagare il prezzo delle loro azioni. Ecco perché questa è stata la stagione delle donne: il "mostro" Joffrey Baratheon viene "controllato" abilmente dalla promessa sposa, Margaery, più furba e intelligente di lui. 
Lady Olenna Tyrell ci regala uno dei personaggi più straordinari visti ultimamente in tv. E una delle migliori donne, naturalmente. Una di quelle che non si piegano nemmeno di fronte al Re. Brienne di Tarth si trasforma da guerriero sgraziato a donna consapevole del proprio fascino, leale e determinata per scelta - e non per costrizione - a mostrare la propria forza. 
Lady Stark viveva per il marito e per i figli; dopo l'uccisione del marito e del suo primogenito, non ha più ragione d'esistere. Paga con la vita e con il dolore più grande (assistere alla morte del figlio) il suo ruolo di simbolo di donna-compagna-madre-leader. 
La moglie di Robb, Talisa, che porta in grembo il futuro Re, viene trucidata per aver conquistato il posto che secondo Walder Frey non le spettava. Un posto che si era conquistata con la compassione e la modernità (curava i feriti, indipendentemente dall'esercito di appartenenza). 
Ygritte, l'agguerrita compagna di Jon Snow, è una che non ha paura di nulla e che sa badare a se stessa. Tanto che è disposta a uccidere l'uomo che ama perché ha tradito il suo popolo. Del resto, lo aveva avvertito... 
E poi c'è lei, Arya. Arya Stark, il personaggio su cui punterei tutto. La ragazzina che ha saputo reagire all'orribile spettacolo della decapitazione del padre, che è fuggita e che ha intrapreso un cammino verso la maturità. E verso la vendetta, con il suo primo omicidio in un mondo in cui uccidi o vieni ucciso. 

 

Game of Thrones non ci ha deluso. Ci ha stupito, scioccato, sconvolto, provocato, appassionato... Ma ci ha regalato un'altra grande stagione. Una di quelle che ci fanno capire quanto può entuasiasmarci, ispirarci, o invogliarci a riflettere una serie tv. 

Fonti:
http://mediacritica.it
http://chiarapoli.blogspot.it
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