venerdì 3 ottobre 2014

Ouroborus

L'Ouroboros, o serpens qui caudam devorat, in più culture, è il simbolo assoluto del Tempo, nell'eterna perfezione dei suoi cicli, che nell'alchimia e nell'ermetismo, circoscrive l’assioma greco: UNO IL TUTTO (En to pan); proprio ad evidenziare il fatto, che ogni cosa è soggetta a Dio, Infinito ed Eterno Signore dei tempi, Centro e Circonferenza dell’intero creato. 


Ogni cosa, sulla terra ed oltre, ha i suoi cicli ed i suoi tempi: le stagioni, le rivoluzioni dei pianeti e degli astri attorno al sole o ad altri sistemi, i fenomeni chimici e fisici, quelli matematici ed i processi intellettuali; così come gli aspetti psichici, che accompagnano la crescita e lo sviluppo dell’uomo e delle sue facoltà. Ed infine, il ciclo dell’anima umana, che dai cieli infiniti, una volta precipitata, attraverso numerosi cicli reincarnativi, ritorna nell’Infinito (pur non essendone mai uscita), partecipe della grandezza del Padre. Infatti, così come tutto, nel creato, rispetta e segue determinate Leggi, anche l’uomo, essendone parte, non esula (per logica) da questo armonico movimento. Le sostanze di cui è composto, una volta che l’anima ha abbandonato la materia, ritornano al loro stato primario di elementi, per poi riformarsi, una volta che un’anima ritorni nel ciclo reincarnativo terrestre, per divenire nuovamente corpo. 


Il dio Saturno, che i Greci definiscono Chronos, veniva raffigurato come un vecchio, che tiene nella mano destra una falce, e nella sinistra l’Ouroboros: ogni cosa ha un’alba e un tramonto, così come l’ultimo mese dell’anno raggiunge il primo, per poi ripartire nuovamente senza distacco. Semina e mietitura, sono aspetti senza interruzione di continuità, poiché dalla pianta vengono generati i semi che nuovamente segneranno la nuova rigenerazione. Il fatto che il serpente sia un’animale che di continuo ringiovanisce, grazie alla muta della sua pelle, ne fa maggiormente un simbolo di rinnovamento e cambiamento. 
La Natura, maestra, come la definiscono gli alchimisti, è perenne esempio di questi fenomeni di ciclicità, che agli attenti osservatori non possono sfuggire ne lasciare privi di un senso di stupore e di ammirazione, così come nel racconto Sioux, dove il saggio pellerossa, sulle placide rive del lago, scopre che l’acqua evapora grazie al Sole (immagine del Grande Spirito, Motore di tutto), per poi ridiscendere nuovamente sotto forma di pioggia e portare nuova vita; proprio come l’anima dell’uomo nel grandioso ciclo delle sue esperienze. 
Ed ecco perché, anche nella cultura degli indiani d’america, il cerchio è simbolo sacro dell’Infinito e di Dio, basti pensare alla “Ruota di Medicina”, perno dell’immenso potenziale spirituale di questo nobile popolo. Anche il sole, con tutte le sue valenze, appare come un cerchio nel cielo. 

Nella simbologia alchemica, l’Ouroboros è anche e soprattutto, l’immagine di un processo (necessario al raffinamento e facente parte dell’Opera) che una volta concluso si ripete, attraverso le 4 fasi (come le stagioni e i punti cardinali) dell’Operazione: riscaldamento, evaporazione, raffreddamento e condensazione. Ecco perché il simbolo è spesso, nei libri di alchimia, raffigurato da due emblemi: uno superiore, il drago alato, segno della volatilità ed uno inferiore, segno della fase terrestre. 
Vengono anche alle volte rappresentati, metà neri e metà bianchi, sinonimi dell’armonia fra gli opposti, così come il sole e la luna, il maschile e femminile segnano due semicerchi nella volta celeste nel corso del loro movimento, Yin–Yang, Zenit e Nadir, ecc. 

Negli antichi misteri egizi raffigura l’anello di congiunzione fra le quattro divinità cosmiche: Sithis, Iside, Osiride e Horus

Il fatto di divorarsi la coda, (oura “coda” e boros “divorante”) sta a significare come la continuità sia conseguenza necessaria del movimento. L’Ouroboros, veniva, nell’antichità, rappresentato diviso in dodici parti, come i mesi dell’anno, per imprimere maggiormente il senso del Tempo, presente nella materia; non è poi un caso che, anche gli orologi, abbiano forma circolare e siano divisi in dodici quadranti, quasi a mostrare, ancora una volta, la continuità e la ciclicità che il poderoso simbolo indica. 

Per gli Adepti delle scienze occulte ed alchemiche, il serpente che si morde la coda, diviene allegoria di Conoscenza (che non è mai accessibile a tutti) ed allo stesso tempo “Guardiano” della Grande Opera; nelle cattedrali e chiese, spesso compare sui battenti delle porte d’ingresso, quasi a voler sorvegliare quei “libri di pietra” che sono le costruzioni gotiche. Nel medioevo infatti, era l’emblema degli iniziati, negli ordini monastici, massonici, cavallereschi o ermetici. A motivo del suo mordersi la coda, viene meno la facoltà della parola, e quindi l’indispensabile segreto è mantenuto tale! 

Nella sua ciclicità, l’Ouroboros ci ricorda di come, la Legge di Causa ed Effetto sia sempre presente, ed ogni azione né ha per conseguenza un’altra. Ad azioni positive seguiranno reazioni ed effetti positivi e viceversa, a cause negative si avranno conseguenze appartenenti allo stesso segno. 
Ogni uomo, nella sua scala evolutiva è soggetto alla Legge del Karma, ed è in questo senso artefice del proprio futuro destino; sta a noi, lavorare per il Bene altrui e per la collettività; solo così impiegheremo adeguatamente il tempo, messoci a disposizione dall'Eterno, senza mai scordarci che solo in questo modo, potremo dire di essere davvero: UNO COL TUTTO!


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