venerdì 21 novembre 2014

Scie chimiche: qualcuno fa strani esperimenti nei cieli?

Lassù, a svariati chilometri dalla superficie terrestre, appaiono e scompaiono in diverse zone del globo e verrebbero riversate nell'atmosfera da fantomatici «aerei militari» (così denunciano i gruppi di «sorveglianza» disseminati negli Stati Uniti, e pure in Italia). Per scopi nient’affatto chiari. Esiste un’etichetta precisa per definire il singolare fenomeno: scie chimiche


Una realtà dai contorni ancora così «misteriosi» che il giornalista ed ex parlamentare europeo Giulietto Chiesa non ha esitato a chiedere che si avviassero indagini ad hoc sul tema. Ma risposte soddisfacenti non sono mai emerse. «Prima che arrivassi io al Parlamento europeo», dice Chiesa, «una Commissione d’inchiesta si era occupata del tema: la risoluzione finale certifica l’esistenza delle scie, ma anche la potenziale pericolosità, e definisce il carattere militare delle sperimentazioni. Tuttavia, non è stato chiarito l’obiettivo di simili test e, soprattutto, il tipo di materiale emesso nei cieli». Ma entriamo nel merito: che cosa diamine sono queste scie chimiche? Strisce bianche più o meno marcate, che graffiano il cielo in diverse direzioni. Nella grande maggioranza dei casi sono coinvolte le classiche scie di condensa, prodotte dai motori degli aerei, per effetto della bassissima temperatura (si toccano i meno 40 gradi) che rende solide le gocce di vapore. «Ma in altre evenienze, come nelle province di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini», interviene Sandro Brandolini, deputato del Partito democratico, «sono state notate scie gelatinose che formavano strani e inconsueti disegni, rilasciate da aerei militari non meglio identificati a bassa quota, visibili con i normali cannocchiali»

Così, su richiesta di un gruppo di cittadini, Brandolini ha presentato tre interrogazioni parlamentari e ha inviato anche una lettera al presidente Giorgio Napolitano su questi temi, ricevendo una «risposta»: la Presidenza della Repubblica non nega di per sé il fenomeno, ma si scusa perché non può intervenire su affari di competenza del ministero della Difesa.
Successivamente il «giallo» ha conosciuto un’ulteriore, inspiegabile complicazione. La trasmissione di Italia 1 Mistero ha dedicato un lungo reportage allo spinoso argomento. Ma dal fisico Corrado Penna, una delle voci interpellate dal programma TV, giunge una denuncia. 

L’INTERVISTA TAGLIATA 
«Avevo parlato a lungo delle prove dell’esistenza delle scie chimiche», spiega il ricercatore, «a partire dall'assoluta irregolarità del traffico aereo: il cielo, a volte, vira dall'azzurro al bianco nel giro di due ore per il passaggio di decine di aerei con scia. Inoltre, spesso, è possibile distinguere nettamente la sagoma di velivoli che non possono essere quelli adibiti al trasporto dei passeggeri: gli aerei di linea, infatti, volano attorno ai 10 km di altezza e per questo non si vedono praticamente mai (a parte nelle fasi di decollo o di atterraggio).»
Ebbene, l’intervista mancava proprio di questa parte centrale. Dunque, la domanda clou è: ma queste «strie» sono realtà o illusione collettiva? 
«Studiosi indipendenti del Consiglio nazionale delle ricerche», dice ancora Brandolini, «nel 2005 hanno rilevato, prelevando campioni di pioggia, in concomitanza con la comparsa di queste scie, una concentrazione sopra la norma di sostanze chimiche come quarzo, ossido di titanio, alluminio, sali di bario. Eppure alla mia richiesta di chiarimento, il Ministero ha negato l’esistenza delle scie». 

PARERI DISCORDANTI 
Anche il meteorologo tedesco Karsten Brandt, intervistato dall'emittente televisiva RTL, ha dichiarato alcuni anni fa di aver scoperto, attraverso verifiche e rilievi sulle formazioni nuvolose rilasciate da velivoli militari, che le scie contenevano tonnellate di polveri finissime, a base di frammenti di alluminio. Queste sostanze, secondo lo studioso, servivano per confondere i radar. 
Teorie che vengono osteggiate da tanti altri studiosi e ricercatori (e dal personale militare). Per esempio, il fisico dell’atmosfera Guido Visconti, dell’Università dell’Aquila, o Sandro Fuzzi, dell’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima, del CNR di Bologna, parlano di «bufala costruita ad arte da parte dei media e di certe organizzazioni, per trovare un argomento di conversazione che possa suscitare interesse e curiosità». «Chi indica come scie chimiche le scie “a reticolato”, o quelle che si dissolvono assai lentamente», commenta Marco Bosio, colonnello medico dell’Aeronautica militare, «non considera che il comportamento delle normali strie di condensa muta parecchio a seconda della quota, delle correnti e delle condizioni atmosferiche». 
Eppure le segnalazioni si susseguono. «Io stesso ho assistito a un fenomeno strano», racconta Giulietto Chiesa. «Sul cielo di Bruxelles, una mattina, ho visto una ventina di strisce lattiginose formare un reticolato regolare. Nessuno ha saputo dimostrarmi che si trattasse di segni lasciati dai voli di linea. Di più: questi aerei non sono stati nemmeno rilevati da sistemi quali l’Eurocontrol, che monitora il traffico civile aereo». 

Ma perché diffondere nubi di sostanze più o meno tossiche? 
Le spiegazioni non ufficiali (e non verificate) parlano di test per potenziare le comunicazioni militari, oppure, come affermano i «complottisti», per alterare il clima
«Potrebbe trattarsi», è il parere di Rosario Marcianò, che è autore del libro Scie chimiche – La verità nascosta, «di tentativi per ampliare il raggio d’azione delle onde radio, che verrebbero riflesse e rilanciate oltre l’orizzonte dal materiale contenuto nelle scie chimiche»

OSCURE TRAME 
 Molti indizi porterebbero a Gakona, in Alaska, dove hanno sede laboratori top secret che sondano gli strati atmosferici tramite l’emissione di onde radio. È il progetto militare HAARP (che sta per «Programma di ricerca aurorale attivo ad alta frequenza»): 180 piloni d’alluminio alti 22 metri provvisti di sfilze d’antenne. Scopo ufficiale dell’installazione: studiare la ionosfera per ottimizzare le telecomunicazioni. «Non posso escludere che qualcuno in giro per il mondo conduca esperimenti più o meno autorizzati, immettendo sostanze nell'atmosfera», spiega il professor Vincenzo Levizzani, dirigente di ricerca presso l’Istituto di Scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna. «Nessuno lo può escludere, a meno che non si abbia accesso a tutta la documentazione. Impresa francamente ardua…». 

PIOGGIA A COMANDO 
 «In realtà, la maggior parte delle volte che si avvistano scie anomale, si tratta di aerei che effettuano prove di ghiacciamento delle ali». Un aereo vola davanti a un altro e sparge acqua liquida (è il termine tecnico), che a contatto con le ali del secondo velivolo si solidifica. Serve per studiare il ghiacciamento in volo, uno dei fattori di rischio più critici per gli aerei. 
Esistono anche altri tipi di scie. «In Sudafrica, Stati Uniti, Israele e anche in Italia sono stati condotti esperimenti per modificare artificialmente il tempo: aerei speciali rilasciano nelle nubi un sale inerte, lo ioduro d’argento. Le molecole d’acqua si organizzano sulla superficie del sale, favorendo la produzione di pioggia o grandine». Ma questi sali sono nocivi per l’uomo e l’ambiente? «Se si sparge in quantità elevate in atmosfera», conclude Levizzani, «lo ioduro d’argento entra nel ciclo delle precipitazioni e giunge a terra. Essendo un materiale artificiale, non è salutare per gli organismi viventi, benché resti un sale inerte»

ALLA RICERCA DELLA VERITÀ 
«Si praticano test», spiega Massimo Santacroce dell’Istituto di Chimica biologica G. Esposito di Milano, «anche per arginare le precipitazioni». È accaduto a Mosca, nel 2007, per le celebrazioni del 9 maggio, Festa della Vittoria: 12 aerei hanno diffuso un mix chimico sulla Piazza Rossa. «Conteneva metalli pesanti come il bario, che ha capacità igroscopica, e permette di non far piovere». 
Insomma, dove abita la verità? 
«Finché la magistratura non si deciderà a investire fondi ed energie necessarie per svolgere un’indagine accurata», conclude Chiesa, «vivremo nel sospetto che qualcuno stia compiendo esperimenti più o meno autorizzati sulle nostre teste. E, forse, a scapito della salute». 

di Gaia Passerini 
fonte: http://www.oggi.it
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