martedì 17 marzo 2015

Orphan Black

Just one, I am a few, no family too: who am I? Può capitare di andare al ristorante e di assaggiare un piatto in apparenza banale – ad esempio la pastasciutta – e rimanere sorpresi: anche i più semplici spaghetti, se cucinati con la maestria del grande chef, acquistano sapori ricchi e vivaci. Ecco: Orphan Black sta alle serie tv come la pasta preparata con mani sapienti e scelta accurata delle materie prime. 


La ricetta del telefilm mescola le giuste dosi di fantascienza e mistery thriller: prendete una ragazza dal passato tormentato, fatela vivere di espedienti, inseritela in atmosfere urbane un po’ decadenti. Aggiungete un gusto speziato: la bella fanciulla è un clone tra tanti, frutto di un misterioso esperimento scientifico, e la sua vita è in pericolo. Infine guarnite il tutto con personaggi sopra le righe e scambi di identità. Nulla che non si sia mai visto in serie come Dark Angel (2000 – 2002) o Ringer (2011-2012): non mancano vaghi richiami anche ad altri telefilm come Dollhouse (2009-2010). Eppure, Orphan Black è assolutamente brillante. Il divario con la serialità precedente sta soprattutto nella modernità delle soluzioni narrative e nel il modo in cui il tema della clonazione viene declinato. Dimenticatevi le rivendicazioni politiche dei quasi – supereroi, ma anche i toni da soap opera. Orphan Black mantiene una solida presa sulla realtà, anzi sulla contemporaneità: vanno in scena progresso scientifico e religione, follia personale e necessità di sopravvivere in un mondo complesso ed ostile. 


La protagonista Sarah Manning è forse l’erede più convincente di Buffy Summers in cui ci siamo imbattuti finora: indomita e determinata, ma con molti meno scrupoli dell‘Ammazzavampiri. L’attrice Tatiana Maslany d'altronde, rivela doti che Sarah Michelle Gellar non era stata in grado di mostrare in Ringer: Maslany interpreta ciascun clone e capita che in scena ci sia solo lei in multiple versioni. Le tante “Sarah” però non differiscono solo per un “trucco e parrucco” fortemente caratterizzato: l’attrice gioca con i modi di parlare e sorridere, con i gesti e la postura per dare personalità diverse alle numerose (una decina solo nella prima stagione) ragazze ” identiche” alla protagonista. 
Clonazione allora diventa sinonimo di variazione sul tema e il cambiamento interviene in virtù delle ecessità di adattamento: i riferimenti a Darwin suggeriscono non solo il concetto di evoluzione, ma anche quello di diversità. A questo proposito: Orphan Black conferma la sua modernità inserendo dosi di LGBT+ non solo fra le varie ” Sarah Manning”, ma anche fra i loro comprimari. 

Proprio in questo contesto però, si evidenziano alcuni aspetti negativi della serie: nel tentativo di dare un’impressione forte dei suoi personaggi, il telefilm cade in qualche stereotipo (furbetto) di troppo. Ciò risulta più evidente in ruoli rappresentativi delle cosiddette "minoranze”, come Felix/Jordan Gavaris (l’adorabile fratello gay di Sarah) e Art /Kevin Archard (il “duro” e altrettanto adorabile poliziotto di colore). 
Un altro difetto risiede nella ricerca della suspense e del mistero a tutti i costi, che spesso sfocia in "non detti” alla ” segreto di Clark Kent”. E tuttavia, c’è il rovescio della medaglia: difficilmente ci si annoia. 
Il ritmo narrativo sfiora la frenesia, mentre a tratti la drammaticità si smorza, lasciando spazio ad uno humour vagamente inglese (Orphan Black è una produzione di BBC Canada) che richiama alla lontana quello di serie britanniche come Sherlock. 

Orphan Black tuttavia procede con maggiore rapidità delle serie di Moffat&Gatiss: ad ogni nuova puntata l’universo della storia si espande ed il ruolo di alcuni personaggi secondari come Mrs. S (Siobhan… si fan di Ringer, avete capito bene!) si fa più oscuro e complesso.  
Nel caso ve lo stesse chiedendo, non mancano neanche le scene di nudo: dopo Game of Thrones d’altronde, non si può quasi più fare un pilot senza mostrare le grazie di qualcuno (Vige però la par condicio tra uomini e donne… e meno male! ) e nemmeno qualche momento un po’ ”weird“. Il tutto però è ben contestualizzato nella trama. 
In effetti Orphan Black è ormai giunta al finale della seconda stagione riuscendo a mantenere un miracoloso equilibrio: speriamo che continui così anche in futuro. 

Da vedere!

Il video che abbiamo inserito nell'articolo è stato pubblicato poche ore fa in America e funge da riassunto degli eventi più importanti della prima stagione in attesa che la seconda faccia il suo arrivo tra qualche mese. Se volete un consiglio spassionato, buttate un occhio su questo serial e fidatevi che non ve ne pentirete assolutamente.




Fonte:
http://www.discorsivo.it/
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