sabato 4 giugno 2016

“11.22.63” la mini serie sull’omicidio di JFK

Cosa succederebbe se potessimo tornare indietro nel tempo e cambiare un evento storico che potrebbe influenzare il nostro presente radicalmente? A questa domanda nessuno potrebbe mai dare una risposta … o forse si?! 


Quante volte abbiamo ascoltato i nostri amici o conoscenti dire che se fosse possibile viaggiare nel tempo la prima cosa che farebbero sarebbe di uccidere Adolf Hitler e salvare milioni di persone? Suppongo moltissime volte. Scommetto che anche voi abbiate avuto lo stesso pensiero. Eppure, c’è qualcun altro che ha spostato l’attenzione su un altro evento storico che ha segnato profondamente la storia moderna e contemporanea. Stiamo parlando dell’omicidio del Presidente Kennedy, o come molti lo chiamano JFK. Ma chi sono questi “visionari del tempo”? E’ presto detto. Esistono molte teorie che cercano una risposta a cosa sarebbe successo nel mondo se Kennedy non fosse stato ucciso l’11 Novembre del 1963. Che influenza avrebbe avuto sugli Stati Uniti, sull’Europa e sull’Italia? Molti storici hanno cercato e cercano risposte teorizzando realtà alternative, basandosi anche sul conosciuto “Effetto Farfalla”. Alcune teorie ipotizzano che non sarebbe cambiato poi molto nella politica interna, forse non ci sarebbe stata l’integrazione dei neri negli Stati del Sud, cosa che si è avuta maggiormente con il fratello Robert, all'epoca Ministro della Giustizia. In politica estera si pensa che, nel suo secondo mandato, Kennedy avrebbe offerto il suo appoggio all’Unione Europea, cercando la cooperazione, cercando di rendere gli USA un perno economico, politico e culturale, più che militare (teoria sostenuta dal Prof. Massimo Teodori). Altri pensano ad indicibili e apocalittiche conseguenze mondiali. Altri ancora pensano ad un totale fallimento della sua politica, che avrebbe portato gli Stati Uniti ad un crollo talmente grave da far sprofondare l’economia americana fino a devastarlo drasticamente. 

Ogni ipotesi si basa sull’analisi della politica di Kennedy nel suo primo e ultimo mandato, sul suo carattere e le sue scelte governative, sulla situazione interna negli anni’60 e le alleanze estere. A queste teorie non si sono interessati solo gli storici e gli economisti. Anche molti autori di romanzi storici hanno iniziato a pensare al “cosa sarebbe successo se …”.

Tra questi Stephen King, noto autore di best-seller e di capolavori della letteratura contemporanea, definito da molti, “l’erede di Lovecraft” (H.P. Lovecraft, scrittore, poeta, critico letterario e saggista statunitense, riconosciuto tra i maggiori scrittori di letteratura horror insieme ad Edgar Allan Poe, vissuto tra la fine del 1800 e gli anni 30’ del 1900). 

Con il romanzo “11.22.63”, King non racconta una storia di genere horror, anzi cerca di mostrare ai suoi lettori il suo punto di vista su un evento che ha segnato profondamente e in maniera altrettanto tragica un importante periodo storico. 

Ma parliamo della serie. Composta da otto episodi da 55 minuti l’uno vede come protagonista l’insegnante di inglese dello Stato del Maine, Jake Epping (James Franco), che viene chiamato dall’amico Al Tempelton (Chris Cooper), gestore di una tavola calda, per compiere una missione che cambierà radicalmente la storia americana e forse, del mondo intero. Al, gli rivela che durante il suo ultimo viaggio si è ammalato di cancro ai polmoni allo stadio terminale e che dovrà essere lo stesso Jake a portare a termine la sua missione. 
Attraverso un varco temporale nella dispensa della sua tavola calda, Jake dovrà viaggiare nel tempo fino agli anni ‘60 per impedire l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy. Al gli rivelerà di averci già provato più volte, grazie anche al fatto che, mentre nel passato il tempo scorre normalmente, al suo ritorno non passano che soli due minuti ed ogni volta tutto si resetta. Quindi qualsiasi ritorno nel passato annullerà le ripercussioni sul presente del precedente viaggio temporale. 

Jake, che assume l’identità di Jake Amberson, torna dunque indietro nel tempo per indagare su Lee Harvey Oswald (Daniel Webber), il presunto assassino di JFK, cercando di capire se ha agito da solo o se è stato aiutato. Scopre la personalità repressa di Oswald e la sua turbolenta vita familiare. Convinto grazie ad uno stratagemma che Lee Oswald agisce da solo, inizia ad attrezzarsi per impedirne il piano. Si tratta di un’impresa difficile perché, come gli spiega Al prima di morire, il passato è restio a farsi cambiare e cerca in tutti i modi di impedire qualsiasi modifica (il cancro ai polmoni ne è la prova). 
Riuscirà Jake a fermare l’assassinio del Presidente Kennedy? E quali saranno le ripercussioni sul nostro presente? Starà a voi scoprirlo! 

La serie vede come produttori esecutivi J.J. Abrams, Stephen King e Bridget Carpenter
King e la Carpenter ne firmano rispettivamente il soggetto e la sceneggiatura, mentre la regia è stata affidata a Kevin Macdonald. Impeccabile dal punto di vista tecnico per quanto riguarda luci e regia, la storia è stata riadattata per la Tv discostandosi leggermente dal romanzo per alcuni eventi che accadono molto prima o molto dopo rispetto a questo mentre altri non vengono narrati affatto; alcuni personaggi inoltre sono caratterizzati differentemente, come anche il nome fittizio del protagonista, che nel romanzo si fingerà George Amberson e non Jake Amberson. 
Sostanzialmente il contenuto è più stringato, rispetto al romanzo di Stephen King. Ma questi sono dettagli su cui si può tranquillamente sorvolare, proprio perché si tratta di un adattamento. Molte puntate sono sfondo di palesi citazioni a film e serie Tv: ad esempio, nella prima puntata – e per tutta la stagione – Jake avrà con sé un taccuino che riporta tutte le scommesse sportive degli anni in cui è ambientata la serie, chiara citazione da Ritorno al futuro – Parte II
Altre citazioni provengono da film come Donnie Darko, Il padrino – Parte II, Shining e persino la sitcom The Big Bang Theory

Franco dimostra ancora una volta la sua versatilità e le sue doti attoriali, interpretando alla perfezione un storia drammatica con toni degni di un film di spionaggio. I personaggi di contorno interagiscono perfettamente con la storia, regalandoci anche squisiti dettagli di un’epoca dove l’ipocrisia faceva da padrone, infiltrandosi nella cultura americana e trasmettendo valori all’apparenza sani, ma marci dall’interno. JFK è colui il quale apre un periodo di presa di coscienza, che man mano si insinua nella mente di tutti, ma che persone come Oswald vedono come una macchinazione contro il popolo, una propaganda fascista che metterà in ginocchio tutti i Paesi. 
Nel mezzo c’è Epping, che conosce il futuro degli Stati Uniti dopo la morte di Kennedy, e intende forzare il passato a tutti i costi. E qui ritorna la domanda posta all’inizio: quanti di noi vorrebbero fare la stessa cosa? Sarebbe un bene, un atto eroico o un fatale errore? Forse entrambe le cose. Quello che la storia ci insegna però, è che essa prosegue inarrestabile, viene scritta passo passo dalle nostre azioni, evolvendosi e modificandosi con le nostre scelte. 

22.11.63 parte come una storia di viaggi nel tempo, ma non si focalizza solo quello, andando a costruire anche una storia tra due persone separate dalla vita ma unite dal destino. Se nel libro King riesce a costruire magnificamente questo aspetto, non sono da meno gli sceneggiatori del serial che riescono a ideare un’ultima puntata emotivamente spettacolare e che chiude degnamente la serie. Non è facile dare un finale degno ad una storia, ma nonostante tutto la serie ce l’ha fatta. Certo, la base era quella libresca del maestro della narrativa Stephen King, ma la resa televisiva della fine del viaggio di Jake Epping nel passato è stata davvero sensazionale e struggente.

Per concludere, la morale ci colpisce ancora una volta come un fulmine a ciel sereno, invitandoci a riflettere su noi stessi e sulle azioni che compiamo ogni giorno, le uniche che contribuiscono ad un reale “Effetto Farfalla”, giorno dopo giorno.




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